Sigfrido Ranucci torna a commentare l'attentato di cui è stato bersaglio, ribadendo la propria interpretazione dei fatti e chiarendo definitivamente la propria posizione riguardo a eventuali impegni nel mondo politico. Nel corso di un'intervista, il giornalista ha sottolineato come l'episodio criminoso rappresenterebbe un tentativo di bloccare il flusso informativo del suo programma d'inchiesta, respingendo categoricamente l'ipotesi secondo cui Valter Lavitola, ritenuto dai magistrati il presunto mandante, lo avrebbe voluto candidare come leader della coalizione di centrosinistra.

Secondo quanto riportato, Lavitola avrebbe commissariato sondaggi per valutare la fattibilità di questa candidatura, ma Ranucci esclude recisamente questa versione dei fatti. Il conduttore ha dichiarato di aver ricevuto sollecitazioni da tutti gli schieramenti politici – dal centrosinistra al centrodestra passando per i movimenti – ma di aver sempre mantenuto la medesima risposta. Come esempio concreto, ha citato il rifiuto opposto a Francesco Filini di Fratelli d'Italia, motivando la decisione con una ragione pratica: se eletto, sarebbe obbligato a far parte della commissione di vigilanza Rai, incompatibile con i propri impegni professionali.

Riguardo ai rapporti personali con Lavitola, Ranucci ha chiarito che non sussisteva alcuna relazione particolare. Ha sottolineato come il numero telefonico dell'uomo d'affari figuri nelle rubrica di praticamente tutti i direttori dei principali quotidiani italiani, precisando di averlo conosciuto grazie a una presentazione di Guido Ruotolo, giornalista e fratello dell'europarlamentare democratico, avvenuta proprio in un noto ristorante della capitale.

Quanto alle ricostruzioni pubblicate nei giorni scorsi riguardanti l'ordigno esplosivo collocato davanti alla sua abitazione e le possibili analogie con il tentato attentato a Donald Trump, Ranucci ha fornito una risposta netta: l'ipotesi non regge logicamente, proprio perché ha costantemente rifiutato qualsiasi candidatura. Il suo ragionamento sottolinea come non avrebbe senso cercare di eliminarvi chi non aspira comunque a cariche elettive. Il conduttore continua quindi a interpretare l'accaduto come un atto intimidatorio finalizzato a compromettere l'operato redazionale di Report piuttosto che come conseguenza di dinamiche politiche.