È passato più di mezzo decennio dall'accusa di violenza sessuale presentata nel 2018, ma solo oggi l'ex hostess ottiene il riconoscimento che cercava. La corte d'appello di Milano ha pronunciato una sentenza di condanna nei confronti dell'ex sindacalista che aveva raggiunto due volte l'assoluzione nei gradi precedenti del processo. Un lungo percorso giudiziario che non ha lasciato indenne chi ha deciso di denunciare.
La donna, nel commentare l'esito della sentenza in appello bis, ha descritto l'impatto emotivo di questi anni con una franchezza che parla da sola. Non si dichiara propriamente felice del verdetto, ma avverte il sollievo di chi finalmente può intravedere la conclusione di una battaglia che ha consumato gran parte della sua quotidianità e delle sue energie mentali. Le sue parole rispecchiano il prezzo personale pagato durante il procedimento.
Secondo la sua testimonianza, la vicenda non le ha concesso tregua: difficilmente è trascorsa una giornata in cui il pensiero non tornasse ai fatti oggetto della causa. La mente, spiega, non le ha mai concesso momenti di libertà da questi pensieri ossessivi. Un racconto che evidenzia come i processi per crimini sessuali non lascino segni solo sulla carta processuale, ma anche e soprattutto sulla psiche di chi denuncia, con ferite che vanno oltre il verdetto finale.
La sentenza del tribunale meneghino rappresenta un punto di svolta nella sua storia, anche se arriva dopo molteplici rinvii e due precedenti decisioni avverse. La condanna dell'imputato segna finalmente una continuità nelle pronunce giudiziarie, anche se il lungo iter ha già marcato profondamente chi ha avuto il coraggio di presentarsi in aula.