Teddy Reno si appresta a scrivere una pagina storica nella musica del nostro Paese. Sabato prossimo, l'11 luglio, il leggendario artista triestino soffia cento candeline sulla torta, conquistando un primato senza precedenti: sarà il primo e unico cantante italiano a raggiungere questo importante traguardo. Un riconoscimento che lo colloca in una categoria esclusiva, ben al di là della semplice anagrafiche.
Nato nel 1926 come Ferruccio Merk Ricordi, il futuro Teddy Reno vide il suo nome d'arte nascere quasi casualmente nel 1946 durante una tournée in Germania insieme all'orchestra di Teddy Foster. Il suo background è ricco di contraddizioni e coraggio: figlio di una madre di origini ebraiche, la sua giovinezza fu segnata dalle leggi razziali fasciste e dalla necessità di fuggire. Parallelamente, suo padre gestiva l'Hotel Mare Pineta di Milano Marittima, che sotto l'occupazione tedesca mantenne una doppia anima: ufficialmente rifugio dei militari tedeschi, segretamente luogo di salvezza per partigiani, ebrei e soldati alleati in fuga.
Dopoguerra portò consacrazione artistica. La voce calda e confidenziale di Reno trovò nella radio il suo primo grande palcoscenico, affiancandosi all'orchestra di Pippo Barzizza e diventando rapidamente una referenza del genere romantico. Ma il talento imprenditoriale lo rese ancora più significativo: fondò la CGD, etichetta discografica che avrebbe segnato la storia dell'industria musicale italiana e dove collaborò costantemente con l'amico Lelio Luttazzi. Nonostante le radici triestine, conquistò il pubblico napoletano: vinse il Festival di Napoli nel 1959 e rimane memorabile la sua interpretazione di "Malafemmena" nel celebre film con Totò e Peppino.
Ma il vero capolavoro gestionale arrivò con "Il Festival degli sconosciuti" di Ariccia, rassegna da lui promossa che divenne trampolino di lancio per artisti destinati alla gloria: Claudio Baglioni, Marcella Bella, Mal e Ivan Cattaneo passarono di lì. Nel 1962 la manifestazione regalò al pubblico un'altra rivelazione, Rita Pavone, che divenne ben più che una semplice scoperta artistica.
L'incontro con Rita Pavone rappresenta il capitolo più affascinante della sua biografia. La loro storia d'amore, inizialmente circondata da scandalo per la differenza anagrafica e perché Reno era già sposato, si è trasformata negli anni in un simbolo di unione matrimoniale straordinaria. In una dinamica che ha sfidato le convenzioni, è stata la carriera di lei a prevalere, mentre il marito ha saputo farsi tre passi indietro con eleganza. A cento anni dalla nascita, quel legame rimane saldo e privo di crisi, incarnando una rara longevità coniugale nel mondo dello spettacolo italiano.