C'è un tentativo deliberato di sminuire quanto emerso dalle indagini sulla bomba piazzata a casa del conduttore di Report. Mentre gli uffici della magistratura romana stanno tracciando una strada investigativa precisa, con tanto di persona iscritta nel registro degli indagati, una testata come Fanpage sostiene che "il mandante non esiste ancora". Una affermazione che stride profondamente con i fatti raccolti dalla Procura.

Gli inquirenti, infatti, hanno individuato in Valter Lavitola la mente dietro l'attacco esplosivo che ha colpito l'abitazione del giornalista a Pomezia lo scorso ottobre. Le indagini sono state supportate da un importante sequestro: i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati hanno acquisito sette manoscritti, appunti personali, tre telefoni cellulari e due unità di memoria che appartenevano a Lavitola, sottoposto a perquisizione nei giorni scorsi. Questi elementi rappresentano il fondamento della ricostruzione accusatoria.

Chiaramente, il principio di presunzione di innocenza rimane inviolabile fino a una eventuale condanna. Tuttavia, ridimensionare il lavoro della Procura e affermare che non esiste un mandante individuato equivale a negare la realtà processuale. Una persona iscritta nel fascicolo con tale accusa è già una realtà documentale, indipendentemente dagli esiti finali del procedimento.

La questione ha attirato l'attenzione anche del senatore Marzio Gasparri, membro della Commissione antimafia. Il politico ha rivolto una critica veemente al Telegiornale della Rai, denunciando come l'edizione delle 8 non abbia trattato l'argomento, contrariamente ad altre edizioni dello stesso telegiornale nazionale. "Questa vicenda merita la massima attenzione e non dovrebbe essere occultata" ha dichiarato Gasparri, annunciando un'interrogazione ai vertici Rai per chiedere spiegazioni sulla disparità di trattamento.

La vicenda solleva interrogativi più ampi sulla corretta informazione di fatti importanti che toccano l'incolumità di un giornalista e il buon funzionamento della giustizia. Quando le indagini avanzan e identificano soggetti indagati, minimizzarne l'importanza o negarne l'esistenza rappresenta un disservizio alla comprensione pubblica del caso.