Una pratica medica clandestina ha portato alla denuncia di un cardiologo bresciano di 63 anni, accusato di aver circonciso un neonato di pochi mesi in condizioni altamente irregolari. L'intervento, eseguito nel luglio del 2026, è avvenuto presso l'abitazione della famiglia del bambino, utilizzando il tavolo della cucina come piano operatorio. L'operazione ha causato gravi lesioni al piccolo paziente, spingendo i genitori a rivolgersi alle autorità competenti.
Secondo le indagini condotte dal Nas di Brescia, il neonato appartiene a una giovane coppia di origine pakistana che aveva scelto di sottoporre il figlio all'intervento per ragioni religiose. Il medico sarebbe stato contattato grazie a una segnalazione fornita da alcuni familiari della famiglia. Tuttavia, anziché operare presso una struttura sanitaria regolarmente autorizzata, il cardiologo ha deciso di eseguire la procedura nel domicilio privato, compromettendo completamente i requisiti di igiene e sicurezza medica previsti dalla legge.
L'indagine ha messo in luce come il professionista non disponesse dei protocolli sanitari necessari e operasse in condizioni completamente inappropriate. La circoncisione è una procedura che, secondo la normativa italiana vigente, deve necessariamente svolgersi all'interno di strutture ospedaliere o cliniche autorizzate, dotate di strumenti sterili, personale qualificato e idonei protocolli di emergenza. L'utilizzo dello spazio domestico rappresenta una violazione grave della legge sanitaria nazionale.
A carico del medico bresciano è stata formalizzata una denuncia per lesioni colpose, seguita dall'applicazione di una sanzione amministrativa di 30mila euro per l'esercizio non autorizzato della pratica medica al di fuori di una struttura abilitata. Rimangono ancora da accertare completamente le cause specifiche delle lesioni subite dal neonato e il loro collegamento diretto alle modalità di esecuzione dell'intervento. Il caso evidenzia come la ricerca di soluzioni alternative al sistema sanitario ufficiale, sebbene motivata da considerazioni religiose e culturali, possa esporre i pazienti, specialmente i minori, a rischi sanitari significativi e a conseguenze legali serie per i medici coinvolti.