La battaglia sulla sorveglianza digitale in Europa registra un nuovo capitolo. A luglio 2026, l'Europarlamento ha votato il rinnovo della cosiddetta deroga ePrivacy, conosciuta anche come "Chat Control 1.0", una norma temporanea che autorizza le piattaforme online a scandagliare i messaggi privati degli utenti per individuare materiale di sfruttamento minorile. Sebbene l'aula abbia espresso voto contrario alla proroga, questa non ha raggiunto il quorum necessario: i deputati contrari sono stati 314 rispetto ai 360 voti richiesti per bloccare definitivamente la misura. Tuttavia, il risultato non rappresenta una sconfitta totale per chi sostiene il diritto alla privacy.
Durante i lavori parlamentari, gli eurodeputati hanno negoziato un importante compromesso che potrebbe salvaguardare milioni di conversazioni dal controllo automatico. L'emendamento approvato sottrae dalla portata della deroga tutte le comunicazioni protette da crittografia end-to-end, la tecnologia che codifica i messaggi direttamente sul telefonino del mittente rendendoli leggibili soltanto al destinatario. Apps come WhatsApp, Signal e Telegram, che utilizzano questo sistema di protezione, potrebbero dunque mantenerlo intatto, impedendo che i loro server riescano a scansionare i contenuti.
La cronaca normativa risale al 2021, quando la Commissione europea introdusse questa misura straordinaria per fronteggiare il flagello della pedopornografia online. Rinnovata nel 2024, la deroga ePrivacy era destinata a scadere il 3 aprile di quest'anno. Il Consiglio Ue, composto dai ministri degli Stati membri, ha richiesto il prolungamento fino ad aprile 2028, asserendo che il mantenimento di questa "zona grigia" normativa fosse essenziale mentre procede la negoziazione della versione aggiornata della normativa, il "Chat Control 2.0", che affronterà organicamente il problema degli abusi sessuali su minori in rete.
Ora il testo emendato dal Parlamento ritorna al Consiglio: i governi europei hanno novanta giorni per decidere se ratificare le modifiche introdotte dalla camera legislativa. Qualora il Consiglio respingesse gli emendamenti, si aprirebbe un nuovo ciclo di trattative tra le due istituzioni per raggiungere un compromesso. Questo secondo round normativo sarà cruciale per definire il vero perimetro della sorveglianza digitale europea nei prossimi anni, bilanciando la protezione dei minori con il diritto fondamentale alla riservatezza delle comunicazioni.