Il Teatro dell'Opera di Roma porta in scena una nuova interpretazione dell'Aida verdiana che trasforma il monumento del Circo Massimo in un palcoscenico d'eccezione. La regia di Davide Livermore, già acclamata presso il teatro Costanzi nel 2023, ritorna alla celebre opera per una versione che mescola scenografie create digitalmente, videoinstallazioni, effetti luminosi e prospettive architettoniche sapientemente tessuti con la partitura di Giuseppe Verdi. L'orchestrazione è affidata al maestro Daniele Callegari, mentre Ciro Visco dirige il coro. L'evento occupa il cartellone estivo della fondazione operistica romana per tredici rappresentazioni nel pieno dell'estate capitolina.

Nel ruolo eponimo debutta Elena Stikhina, che si alterna con le soprani Yolanda Auyanet e Aleksandra Kurzak. La mezzosoprana Angela Meade, già applaudita nella Turandot estiva di Roma l'anno precedente, ritorna per interpretare Amneris insieme a Valentina Pernozzoli. Il tenore Luciano Ganci, celebre nel ruolo di Radamès durante la stagione del 2023, condivide la parte con Ivan Magrì. Ernesto Petti e Ludovic Tézier prestano la loro voce ad Amonasro, con quest'ultimo protagonista della rappresentazione del 22 luglio.

Il regista torinese descrive il suo approccio sottolineando come il dramma verdiano non celebri il potere militare, ma racconti piuttosto l'amore straordinario capace di unire nemici divisi da guerre, etnie e fazioni avverse. Per Livermore, il messaggio universale dell'opera risiede nell'insegnamento della comprensione reciproca: "Noi, eredi della tradizione mediterranea e greca, abbiamo il compito di comprendere le ragioni altrui, aprendo il cuore e la mente per crescere come esseri umani". Accanto a lui collaborano Chiara Osella come regista assistente, Giò Forma per la scenografia, Gianluca Falaschi per i costumi, Fiammetta Baldiserri per le illuminazioni e il collettivo D-Wok per gli elementi video.

Anche il maestro Daniele Callegari condivide una lettura intimista dell'opera, evidenziando come dietro l'apparenza monumentale del capolavoro si celi una profonda umanità. "Verdi non narra il trionfo del potere, ma la vulnerabilità umana," osserva il direttore milanese. Secondo la sua interpretazione, i personaggi non rappresentano eroi e vincitori, ma individui costretti a operare scelte laceranti tra sentimenti, responsabilità e libertà personale. Questa tensione silenziosa costituisce il vero fulcro drammatico, più ancora della grandiosità scenica. "Dirigere Aida significa trovare l'equilibrio fra la magnificenza della scrittura verdiana e la sincerità emotiva del dramma," conclude Callegari.