Un agricoltore della provincia di Cuneo è stato arrestato per eseguire la sentenza definitiva che lo condanna per reati gravissimi commessi ai danni di minori all'interno del nucleo familiare. L'uomo dovrà trascorrere in una struttura penitenziaria i prossimi sei anni e quattro mesi, corrispondenti alla pena residua dopo le scarcerazioni già effettuate. La Squadra Mobile di Cuneo ha dato esecuzione al provvedimento sulla base della condanna definitiva in Appello a sette anni e due mesi, confermando così il verdetto di primo grado emesso nel 2024 dal tribunale.

I reati contestati includono maltrattamenti continuati ai danni delle due figlie e un episodio di violenza sessuale a carico di un nipote ancora minorenne al momento dei fatti. Anche la moglie dell'imputato era stata coinvolta nel procedimento giudiziario, accusata di concorso nei maltrattamenti familiari. L'inchiesta era stata avviata nel 2020 grazie alla denuncia presentata dalla figlia più giovane della coppia, che ha raccontato agli investigatori una serie di abusi iniziati quando lei e sua sorella erano ancora bambine.

Ungi fondamentale nella ricostruzione dei fatti è stata la scoperta di un diario della moglie dell'accusato, nel quale la donna aveva scritto accanto al nome del marito una nota inquietante: "pedofilo?". Questo sospetto si è rivelato ben fondato attraverso una catena di testimonianze convergenti. Durante il processo, uno dei fratelli dell'imputato ha ricordato episodi risalenti a quando aveva otto o dieci anni: "Dormivamo insieme nel letto matrimoniale e mi molestò", ha dichiarato in aula, sottolineando che lui era tre anni più giovane dell'indagato.

Le accuse si sono estese anche al nipote minore, emerso durante gli interrogatori successivi. Il ragazzino aveva l'abitudine di accompagnare lo zio per visitare i pulcini nell'allevamento di famiglia, ma tornava a casa turbato e passava notti agitate. Una volta ascoltato dagli agenti della questura, il minore ha rivelato che lo zio lo aveva molestato sessualmente. Questo racconto, fornito a distanza di anni rispetto ai fatti, ha fornito elementi probatori decisivi per consolidare l'accusa nei confronti dell'agricoltore e ha contribuito alla condanna definitiva.