Antonio Cabrini non dimentica quella sensazione di vuoto nello stomaco. Era il 11 luglio 1982 quando il difensore bianconero si presentò dal dischetto nella finale mondiale contro la Germania Ovest, di fronte al presidente Pertini e a milioni di spettatori. Il suo calcio finì alto, un errore che avrebbe potuto pesare come un macigno sulla storia della Nazionale. Ma a testimonianza della forza di quella squadra e della leadership del commissario tecnico, l'Italia avrebbe comunque conquistato il suo terzo titolo mondiale.

In un'intervista concessa a pochi giorni dal 44esimo anniversario della conquista, Cabrini ha ripercorso i momenti più difficili di quella giornata indimenticabile. Bearzot, poco prima di rientrare negli spogliatoi per la ripresa, lo affrontò direttamente con tono severo. "Mi prese per il collo e mi disse che quel rigore sbagliato sarebbe stato il passaggio verso la vittoria finale", racconta l'ex giocatore della Juventus. Non era una consolazione, ma una lezione di carattere: il calcio va avanti, gli errori individuali non determinano il destino di chi sa reagire.

La festa proseguì nella notte tra i corridoi dell'hotel con i compagni più vicini. Tardelli, Rossi, Scirea e Conti rimasero insieme, increduli, a ripetersi che erano effettivamente diventati campioni del mondo. Solo l'indomani, quando l'aereo atterrò a Ciampino e videro quarantamila persone in attesa, compresero davvero la portata di quanto avevano realizzato. Cabrini ricorda come i festeggiamenti rendessero impossibile persino pagare un conto al ristorante: la gratitudine di un'intera nazione non aveva prezzo.

Cabrini rappresentò il fiore all'occhio di Bearzot già quattro anni prima. Nel 1978, il commissario tecnico lo convocò per il Mondiale argentino senza che il terzino avesse ancora esordito in Serie A, una scommessa coraggiosa che si rivelò azzeccatissima. Quella fiducia ripagò immediatamente: il giovane difensore fu premiato come miglior giovane del torneo. La carriera in azzurro durò complessivamente una decina d'anni, conclusasi nell'ottobre 1987 a Berna con 73 presenze totali, di cui dieci da capitano. Nove i gol segnati, un dato che lo rende tuttora l'attaccante più prolifico della difesa italiana di sempre.

Cabrini non esita ad attribuire il successo di Spagna '82 alla qualità straordinaria del collettivo. "Non eravamo soltanto dodici o tredici giocatori di altissimo livello come molti credevano - sottolinea - ma bensì tutti e ventidue gli elementi della rosa erano di eccellente calibro". Quella coesione, quella cultura del gruppo cementata da un allenatore che sapeva quando sgridare e quando sostenere, rappresentò il valore aggiunto che trasformò un momento di crisi in uno dei più grandi trionfi dello sport italiano.