Una controversia legale ha visto fronteggiarsi una dipendente pubblica e l'amministrazione comunale di Venezia per il possesso di una considerevole somma di denaro ritrovata per caso. La storia inizia nell'estate del 2022, quando la donna, impiegata nel servizio di trasporto acqueo, scopre una borsa dimenticata a bordo del vaporetto su cui lavora. All'interno del borsello, insieme a pochi effetti personali e caramelle, sono custoditi 7mila dollari in banconote da cento. Seguendo scrupolosamente le procedure aziendali, la dipendente consegna il tutto all'ufficio degli oggetti smarriti del comune, confidando che il proprietario possa essere rintracciato.

Non emerge tuttavia alcun documento di identità o informazione utile per identificare il legittimo proprietario della borsa. Secondo la normativa italiana, precisamente l'articolo 929 del Codice civile, quando passa un anno dal rinvenimento senza che il proprietario sia stato identificato, il bene trovato diventa proprietà di chi l'ha scoperto. Passato il termine stabilito, la lavoratrice si attende quindi di ricevere la somma, ma il Comune oppone resistenza e si rifiuta di consegnarla.

L'amministrazione veneziana sostiene che la norma non sia applicabile nel caso specifico, argomentando che la dipendente non abbia agito in qualità di cittadina comune, bensì svolgendo le proprie incombenze professionali durante l'orario di lavoro. Secondo questa interpretazione, il ritrovamento sarebbe equiparabile a un'attività di servizio ordinaria. Di fronte a questo rifiuto, la donna decide di ricorrere alla via legale e si affida a un avvocato per tutelare i propri diritti.

Nel 2024 la vertenza arriva davanti al giudice di pace di Venezia, che emette un decreto ingiuntivo intimando al Comune di versare l'equivalente in euro della somma rinvenuta, maggiorato degli interessi dovuti. Questo provvedimento impone all'amministrazione di pagare entro quaranta giorni dalla notificazione. Quando il Comune non ottempera spontaneamente all'ordine del magistrato, la questione ritorna in tribunale, dove il giudice conferma la propria decisione e costringe finalmente l'ente pubblico al pagamento, riconoscendo pienamente il diritto della lavoratrice sulla base della legge civile.