Un dibattito acceso si è sviluppato durante la trasmissione In Onda su La7 tra Giuseppe Conte, presidente del Movimento Cinque Stelle, e Emiliano Fittipaldi, direttore del quotidiano Domani. Al centro dello scontro la posizione italiana e quella dell'intera Europa sul conflitto ucraino e la necessità, secondo Conte, di intraprendere seriamente il cammino della diplomazia piuttosto che proseguire nella logica bellicista.

Conte ha riproposto con forza la tesi secondo cui "la politica deve tornare a essere protagonista, e la politica vera significa diplomazia". L'ex premier ha sottolineato come il ricorso alle soluzioni diplomatiche sia economicamente più vantaggioso rispetto alla corsa agli armamenti: l'Italia infatti dovrà destinare circa 500 miliardi di euro agli investimenti militari nei prossimi dodici anni fino al 2035. Un onere finanziario che potrebbe essere evitato attraverso negoziati seri con Mosca.

Nel corso dell'intervento, Conte ha evidenziato quello che definisce un aspetto poco discusso pubblicamente: da sessanta giorni le istituzioni europee stenterebbero a identificare una figura autorevole che possa fungere da mediatore ufficiale nei confronti della Russia. A questo punto Fittipaldi ha contestato la visione di Conte, ricordando che Vladimir Putin non ha mai manifestato una vera disposizione a sedersi al tavolo delle trattative, eccetto nei confronti dell'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, mosso da interessi personali.

Conte ha replicato che la realtà è più articolata di quanto Fittipaldi rappresenti. Ha riportato l'esempio dell'11 giugno, quando gli ambasciatori di Germania, Francia e Regno Unito si sono recati a Mosca senza essere respinti, gettando le basi per un canale comunicativo. Secondo il leader pentastellato, il problema attuale non risiede nella mancanza di volontà russa, bensì nell'incapacità europea di trovare un accordo su chi debba rappresentare l'Unione come mediatore: alcuni propongono António Costa (presidente del Consiglio Europeo), altri Angela Merkel, mentre in Italia si menziona Mario Draghi, figura che Conte accusa di aver favorito sin dall'inizio un approccio belligerante.

Conte ha precisato che le sue critiche non riguardano solo l'ex presidente del Consiglio italiano, ma si estendono a Joe Biden e a Boris Johnson, ritenuti responsabili di aver spinto l'Ucraina verso la "scommessa della vittoria militare" anziché imporre tempestivamente una soluzione negoziata. Ha sostenuto che il M5S ha sempre sostenuto gli aiuti militari a Kiev, ma contestualmente ha chiesto al governo italiano di parallelamente attivare canali diplomatici. Tale posizione differisce, a suo dire, dalla scelta di puntare esclusivamente sulla vittoria bellica, postura che successivamente anche Giorgia Meloni avrebbe reiterato pubblicamente, per poi smentire in Parlamento. Conte ha concluso affermando che il Movimento intende portare agli italiani una proposta alternativa, mirando al cambio della compagine governativa al fine di imprimere una svolta decisiva nella direzione della negoziazione internazionale.