Reinhold Messner si appresta a vivere una nuova avventura artistica: il 19 luglio sarà la voce narrante di 'Vette e suono', uno spettacolo che fonde musica sinfonica e narrativa presso la Messner Haus di Sesto Pusteria. Insieme alla Beethoven Orchester Bonn, il celebre alpinista alternerà interventi recitati a capolavori di Gustav Mahler e Ludwig van Beethoven, creando un dialogo affascinante tra la montagna, la natura e la grande musica classica. Si tratta di una rara occasione in cui un gigante dell'alpinismo trasporta il suo universo emotivo sul palcoscenico di un festival prestigioso come le Mahler Wochen 2026 di Dobbiaco.

Ma a sorprendere è una rivelazione inaspettata: durante un'intervista al Corriere della Sera, Messner ha confessato che il suo compositore preferito non è affatto uno dei maestri romantici con cui condividerà il palco. È invece Bob Dylan a occupare il primo posto nel suo pantheon musicale. Con fare informale e carico di ironia, l'alpinista ha lanciato un invito pubblico al leggendario cantautore americano, sottolineando che entrambi sono quasi coetanei: «Mi piacerebbe fare qualcosa insieme prima che arriviamo ai 100 anni». Un desiderio sincero, seppure consapevolmente difficile da realizzare.

Secondo Messner, il vero elemento che accomuna la musica e la montagna è il silenzio. «Il silenzio fa crescere la montagna all'infinito», spiega l'alpinista, «e lo stesso accade con la musica. Mahler e soprattutto Beethoven hanno tratto dalle loro esperienze in montagna emozioni straordinarie che hanno trasferito nelle loro composizioni». Il silenzio diventa così il filo conduttore invisibile, quello spazio dove nascono le sensazioni più intense. A contrasto con questa quiete sublime, Messner evoca immagini potenti: il fragore di una valanga, il rimbombo dei massi che cadono, quei rumori che spezzano il trance della montagna e riportano il corpo alla realtà della paura.

Per questa occasione, la narrazione sarà in lingua tedesca, una scelta legata alle Mahler Wochen e al contesto altoatesino. Messner non nasconde, però, l'auspicio di poter replicare l'esperienza anche in italiano in futuro. Tornando al suo sogno più affascinante, ammette candidamente che toccherà a lui fare il primo passo: «Credo che dovrò essere io a chiamare Dylan, ma non so quando». Con quella sicurezza di chi ha conquistato le vette più alte del pianeta, aggiunge: «Sarebbe magnifico una serata con lui sulle montagne dell'Alto Adige, che secondo me sono le più belle del mondo. I suoi testi sono grande poesia, in fondo». Un invito elegante, discreto ma inequivocabile, lanciato pubblicamente sperando che giunga fino al Minnesota.