I Mondiali di calcio hanno confermato una regola spietata: lo spazio per gli errori è praticamente inesistente. Con il torneo allargato a 48 nazionali, il bilancio degli addii forzati è eloquente: ben dodici allenatori hanno dovuto abbandonare il loro incarico dopo l'eliminazione della squadra, una percentuale che sfiora il 25 per cento dei tecnici presenti in gara. Un'eccezione notevole è rappresentata da Carlo Ancelotti, il cui Brasile ha deluso le aspettative generando proteste tra i tifosi, ma il contratto blindato dell'allenatore italiano gli ha permesso di conservare la fiducia della federazione con l'obiettivo di rilanciare i verdeoro nei prossimi appuntamenti internazionali.
Tra le big europee, la Germania ha rappresentato il simbolo del clamoroso ribaltone. Julian Nagelsmann, tecnico di soli 39 anni assunto lo scorso settembre per rimpiazzare Hansi Flick, si è dimesso dopo l'uscita ai sedicesimi per mano del Paraguay, affermando che «la squadra merita l'opportunità di ripartire da zero». Al suo posto arriverà Jürgen Klopp con un accordo da sette milioni di euro stagionali. Sempre dal Portogallo, Roberto Martínez ha salutato dopo l'eliminazione agli ottavi, ritenendo incompatibile continuare quando l'ambizione dichiarata era conquistare il titolo.
La Tunisia detiene un primato poco invidiabile: ha cambiato allenatore addirittura durante il torneo. Sabri Lamouchi, chiamato a gennaio, è stato esonerato dopo il pesante 5-1 rimediato contro la Svezia. La federazione lo ha sostituito il 16 giugno con Hervé Renard, il quale però si è dimesso dopo appena 18 giorni vista la catastrofica difesa che ha incassato 12 gol nella sola fase a gironi. Anche la Corea del Sud ha vissuto momenti drammatici: Hong Myung-Bo, tornato in panchina a luglio 2024, è stato bersagliato dalle critiche del presidente Lee Jae-myung e ha rassegnato le dimissioni leggendo una dichiarazione concordata, quasi piangendo.
La Repubblica Ceca ha visto Miroslav Koubek, nominato a dicembre 2025, abbandonare dopo il disastroso ultimo posto nel girone il 29 giugno, denunciando anche una campagna mediatica contraria. Steve Clarke ha terminato la sua esperienza di sette anni sulla panchina della Scozia non riuscendo a centrare il piazzamento tra le otto migliori terze classificate. Marcelo Bielsa ha lasciato l'Uruguay dopo la fallimentare fase a gironi, seppur con un'epoca ancora di contratto, utilizzando ben 100 minuti di conferenza stampa per affermare di non aver lasciato «nulla di incompiuto al calcio uruguaiano».
Infine, Zlatko Dalić ha concluso il suo ciclo con la Croazia dopo l'eliminazione ai sedicesimi per opera del Portogallo. L'allenatore, che dal 2017 ha guidato la nazionale balcanica alla finale del 2018 e alla semifinale del 2022, si è fatto volontariamente da parte, chiudendo così un capitolo importante della storia recente della federazione croata.