Buckingham Palace ha lanciato un'offerta di lavoro destinata a fare scalpore nel mondo della comunicazione digitale: ricerca un videomaker professionista con contratto a tempo pieno e una retribuzione annuale di 52mila sterline, pari a circa 61mila euro. La notizia, riportata dal quotidiano londinese The Times, rappresenta un cambio di paradigma significativo nella strategia comunicativa della Corona britannica, che decide di investire massicciamente nella narrazione video per le piattaforme più influenti del momento.

Il professionista selezionato avrà il compito di seguire quotidianamente il Re Carlo III e la Regina Camilla in ogni contesto, dagli impegni protocollari ai momenti meno formali della loro vita. Le responsabilità spaziano dall'acquisizione delle immagini fino alla post-produzione completa, includendo montaggio, editing e ottimizzazione dei contenuti per i diversi canali digitali. La figura lavorerà a stretto contatto con la corte reale per costruire una narrazione autentica e coinvolgente della monarchia contemporanea, evitando eccessi sensazionalistici.

Questa iniziativa segna un momento storico per l'istituzione reale britannica. Se nei secoli passati i sovrani si circondavano di figure tradizionali come valletti personali o musicisti ufficiali, Carlo III ha scelto una strada completamente diversa: abbracciare in pieno la trasformazione digitale. È la prima volta nella storia che un monarca regnante istituisce una posizione interamente dedicata alla creazione di contenuti video per il web, abbandonando progressivamente il modello comunicativo basato sui canali informativi tradizionali.

Il bando rappresenta anche una risposta strategica alle aspettative del pubblico contemporaneo, in particolare delle generazioni più giovani che si informano e si intrattengono principalmente attraverso Instagram, YouTube e X. La mossa di Palazzo dimostra consapevolezza dell'importanza di mantenere rilevante e accessibile l'immagine della monarchia in un contesto dove la comunicazione immediata e visiva domina il dibattito pubblico. Il ruolo richiede competenze tecniche solide ma anche una sensibilità narrativa particolare, capace di trasmettere la dignità dell'istituzione senza perdere autenticità.