Una confessione che arriva tardivamente, dopo giorni di negazioni. Filippo Oldani, il giovane fermato per l'uccisione della madre Lorella Capano a Sanremo, ha ammesso le proprie responsabilità durante l'udienza di convalida dell'arresto davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Imperia. La sessione, durata circa due ore e mezza, ha segnato una piega decisiva nel caso che ha scosso la comunità ligure.

Il ventenne era stato accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo familiare. Nel corso degli interrogatori iniziali, aveva categoricamente negato qualsiasi coinvolgimento nel decesso della madre 58enne, avvenuto nell'abitazione di famiglia. Aveva anche escluso di aver avuto conflitti con lei prima della tragedia. Tuttavia, di fronte alle domande del magistrato, il giovane ha deciso di confessare, cambiando completamente la propria linea difensiva. Gli avvocati Alessandro Moroni e Giovanni Briola, che lo assistono legalmente, hanno confermato che il loro assistito "ha risposto alle domande" ma hanno mantenuto il massimo riserbo sui dettagli e sulle motivazioni sottostanti all'atto criminoso.

La decisione di confessare è stata particolarmente significativa alla luce dei dettagli emersi durante le indagini iniziali. Oldani presentava evidenti segni di violenza sul corpo: graffi sul petto e sulle braccia che gli investigatori interpretavano come tracce di una colluttazione fisica. Quando interrogato, il ragazzo aveva tentato di spiegare queste ferite come semplici punture d'insetto, una versione che gli inquirenti aveva da subito ritenuto poco credibile e insufficiente a giustificare i segni visibili.

Gli elementi raccolti dai carabinieri del Nucleo investigativo di Imperia si sono rivelati decisivi per costruire l'accusa. Tra le prove sequestrate figuravano reperti ritrovati nei contenitori dei rifiuti del condominio di via Hope, dove si trova l'appartamento teatro del delitto. Sebbene le autorità abbiano mantenuto massima discrezione sul contenuto di questi materiali, le evidenze sono state ritenute sufficientemente concrete per fondare l'imputazione. Le ricostruzioni degli spostamenti del ventenne hanno inoltre chiarito la dinamica dei fatti: secondo gli investigatori, al momento dell'accaduto solo la madre e il figlio si trovavano nell'abitazione, essendo il palazzo occupato stabilmente da un'unica famiglia.

Nonostante la confessione, rimane ancora uno dei principali interrogativi dell'inchiesta: quale sia stato il movente. Nessuna spiegazione è stata fornita dai legali del ragazzo circa le ragioni che avrebbero spinto il ventenne a commettere un gesto così grave nei confronti della propria madre. Il giudice ha convalidato l'arresto e disposto la custodia cautelare in carcere, mentre gli investigatori continuano a cercare risposte su ciò che ha preceduto la tragedia, in un caso che continua a sollevare più interrogativi di quanti ne fornisca in risposta.