Una serata tranquilla trasformata in un incubo. Wilma Ignelzi, 59 anni, ha vissuto momenti di puro terrore mercoledì sera nella sua villa di Pecetto Torinese, in via Circonvallazione, quando tre uomini armati hanno fatto irruzione nell'abitazione mentre lei era sola. La donna si trovava in camera da letto a guardare la televisione quando, intorno alle 22.15, ha notato l'accensione inaspettata delle luci esterne. Pochi minuti dopo, un individuo con il volto coperto è entrato nella stanza e l'ha immobilizzata legandole le mani con una corda.
Il rapimento è stato coordinato: due complici sono arrivati poco dopo, uno dei quali armato di pistola che ha puntato contro il volto della vittima per estorcerle informazioni sulla cassaforte. I tre malviventi, che parlavano italiano con un marcato accento dell'Europa dell'Est, hanno iniziato una sistematica ricerca di oggetti di valore. "Hanno sfondato i mobili, i cassetti", racconta la signora Ignelzi al quotidiano La Stampa, ancora scossa dall'accaduto. "Mi sembra di aver vissuto un incubo vero e proprio". I rapinatori hanno asportato orologi, gioielli e indumenti per un valore complessivo che la donna stima in circa 30mila euro, riposti in valigie dell'abitazione.
Durante le 90 lunghe minuti di sequestro, i criminali hanno più volte minacciato la donna dicendole che avrebbero ucciso il marito, Enrico Barrera titolare dell'azienda Tessil Tex Due di Trofarello specializzata in tessuti per interni automobilistici, al suo ritorno da cena fuori con il figlio Giovanni. Quando finalmente hanno lasciato la villa, i tre si sono assicurati di cancellare le prove: hanno rubato tutte le telecamere di sorveglianza e pulito la porta che avevano forzato per accedere all'interno, operando con i guanti.
Solo quando le luci del giardino si erano spente da qualche tempo, la donna ha trovato il coraggio di contattare il marito e il figlio, intrappolandosi nel bagno, dove è rimasta chiusa fino all'arrivo dei soccorsi. "Sono arrivati insieme ai carabinieri. Io ero ancora chiusa a chiave. Quando ho sentito le loro voci e Giovanni mi ha chiamato disperato, ho capito che era davvero finito", conclude la testimone.
Le indagini sono state avviate immediatamente dai carabinieri della compagnia di Chieri, che nonostante i tentativi dei rapinatori di eliminare le prove, sono riusciti ad acquisire alcune immagini dalle telecamere presenti nella zona. Le ricerche dei tre autori sono ancora in corso. Il caso solleva dubbi sulla sicurezza del territorio, con bande criminali sempre più organizzate e violente che operano ai danni di abitazioni private nel torinese.