L'Europa si trova di fronte a un bivio critico: continuare a innovare con determinazione oppure accettare un lento declino economico e valoriale. È questo il monito lanciato da Philippe Aghion, economista francese insignito del premio Nobel, durante i lavori dell'Eu Tax Simposium, dove ha ribadito che il nostro continente possiede indubbio potenziale creativo, ma non lo sfrutta a sufficienza per rimanere competitivo sulla scena mondiale.
Secondo Aghion, le conseguenze di un eventuale indebolimento europeo andrebbero ben oltre la sfera economica. Un declino materiale comporterebbe l'erosione degli stessi principi su cui si regge il progetto europeo: dai sistemi di protezione sociale alle istituzioni democratiche, fino agli obiettivi di sostenibilità ambientale. "Dobbiamo svegliarci e interrogarci su come intensificare la nostra capacità innovativa mantenendo al contempo l'identità che ci contraddistingue", ha sottolineato l'economista nel corso della discussione moderata dall'eurodeputato Pasquale Tridico, presidente della commissione fiscale del Parlamento europeo e capodelegazione del Movimento 5 Stelle.
La sfida centrale, ha spiegato Aghion in dialogo con il collega statunitense Joseph Stieglitz, altro premio Nobel, consiste nel conciliare innovazione e inclusione sociale. L'economista francese respinge categoricamente la narrativa secondo cui occorrerebbe smantellare le protezioni sociali per stimolare la competitività: al contrario, ritiene essenziale investire in istruzione di qualità, promuovere una sana concorrenza tra imprese e implementare sistemi tributari intelligenti. Quest'ultimo aspetto risulta cruciale poiché le grandi aziende affermate possono erigere barriere che impediscono l'ingresso di nuovi player sul mercato.
Il vero obiettivo europeo, secondo l'analisi presentata, deve essere la creazione di un ambiente favorevole in cui le startup possano svilupparsi, crescere e prosperare rimanendo sul territorio comunitario. Attualmente molte giovani imprese innovative europee preferiscono trasferirsi negli Stati Uniti o in Cina, dove trovano ecosistemi maggiormente strutturati e capitali abbondanti. Invertire questa tendenza richiede interventi coordinati a livello continentale: dalla ricerca universitaria al finanziamento del venture capital, dalla semplificazione burocratica all'attrazione dei talenti migliori.