Una sentenza del Tribunale di Campobasso, emessa dalla giudice Stefania Izzi, ha stabilito la colpevolezza della ginecologa che aveva in cura una gestante. Il piccolo paziente è deceduto in tenerissima età a causa delle gravissime conseguenze di un parto estremamente prematuro. La decisione accoglie pienamente il ricorso presentato dai genitori del bambino, confermando le negligenze professionali della medica durante il follow-up gestazionale.

Dalla ricostruzione del caso emerge un quadro clinico caratterizzato da molteplici avvertimenti che avrebbero dovuto attivare un controllo più rigoroso e interventi diagnostici e terapeutici immediati. Durante la gravidanza, in altre parole, sono comparse diverse spie di allarme che la sanitaria avrebbe dovuto cogliere e approfondire con tempestività. La consulenza tecnica acquisita dal tribunale ha permesso di collegare direttamente l'insufficiente assistenza medica al verificarsi del parto pretermine e alle successive complicanze fatali.

Gli avvocati della famiglia – Vincenzo Iacovino, Francesco Beer e Maria Pia Di Bartolomeo – hanno commentato la sentenza sottolineando come la decisione riproponga principi fondamentali del diritto sanitario. Secondo i legali, è inderogabile che il medico riconosca prontamente e gestisca con massima cura i rischi che emergono nel corso della gravidanza, in particolare quando i sintomi suggeriscono possibili infezioni o segnali premonitori di un anticipo del travaglio.

La pronuncia rappresenta un momento significativo nella giurisprudenza in materia di responsabilità medica nel settore ostetrico. La decisione ribadisce il dovere professionale di vigilanza che grava sui ginecologi nel monitorare gli sviluppi della gestazione, affinché eventuali complicanze possano essere intercettate e gestite prima che si trasformino in tragedie irreversibili.