Un fronte trasversale di parlamentari europei accende i riflettori sulla gestione delle procedure disciplinari della Fifa, puntando il dito contro presunte violazioni di imparzialità nel trattamento del calciatore statunitense Folarin Balogun. La questione, tornata al centro del dibattito pubblico dopo le Mondiali, ha spinto trentadue rappresentanti di Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Alleanza Verdi Sinistra a scrivere direttamente al presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio Giovanni Malagò, sollecitando un intervento ufficiale.

La vicenda al centro della protesta riguarda lo stop alla squalifica del numero 9 della nazionale Usa, originariamente espulso nella partita contro la Bosnia-Erzegovina durante la competizione mondiale. La revoca, arrivata tempestivamente prima del successivo incontro con il Belgio, ha scatenato sospetti quando il presidente americano Donald Trump ha pubblicamente ammesso di aver contattato il numero uno della Fifa Gianni Infantino per discutere personalmente del caso. Una comunicazione che, secondo i firmatari della missiva del 10 luglio scorso, rappresenterebbe una chiara violazione dei principi di autonomia che dovrebbero caratterizzare le decisioni tecniche della federazione internazionale.

Carolina Morace, ex calciatrice e oggi europarlamentare pentastellata, ha spiegato i contenuti dell'appello affermando che «il caso Balogun non può restare sepolto, perché getta ombre inquietanti sulla trasparenza e l'indipendenza dei procedimenti disciplinari della Fifa». La richiesta centrale della lettera è che Malagò si faccia promotore di un'inchiesta trasparente da affidare alla Commissione Etica della Fifa, al fine di verificare il corretto svolgimento delle procedure nel caso specifico e di ripristinare la fiducia nelle istituzioni calcistiche internazionali.

I parlamentari europei sottolineano come questa decisione non rappresenti un episodio isolato, richiamando invece precedenti preoccupazioni sollevate da deputati e organizzazioni indipendenti come FairSquare riguardo al mancato rispetto dei criteri di neutralità politica da parte della presidenza Infantino. Secondo i firmatari, il quadro che emerge contribuisce a minare «la credibilità complessiva e l'integrità strutturale del calcio su scala globale», elementi fondamentali per la legittimità di una competizione che coinvolge miliardi di spettatori in tutto il pianeta.

La mossa degli eurodeputati non è isolata: nelle settimane precedenti altri rappresentanti del Parlamento europeo avevano già sollevato questioni analoghe, segnalando un crescente dissenso istituzionale rispetto alla gestione della Fifa sotto la guida di Infantino. La pressione esercitata attraverso i canali diplomatici europei potrebbe rappresentare un primo passo verso una revisione più ampia dei meccanismi di controllo e trasparenza presso la federazione internazionale.