Le alte temperature di giugno hanno portato alla ribalta un problema che affligge da settimane la comunità di Treviglio: gli odori nauseabondi provenienti dalla fabbrica Ecb Saria group, situata in via Calvenzano, dove vengono trasformati i sottoprodotti della macellazione avicola in mangimi per animali. Con il caldo, le esalazioni si sono intensificate al punto da rendere impossibile ai residenti della zona aprire le finestre delle proprie abitazioni, compromettendo la qualità della vita soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione, come anziani e famiglie senza sistemi di climatizzazione.
La situazione ha spinto i cittadini a dar vita al Comitato "Treviglio Respira", guidato da Carmelo Ilardo, già sindacalista della Cgil. Nel solo mese di giugno, il comitato ha documentato 351 segnalazioni provenienti da 161 persone distribuite su 29 giorni del mese: un dato che testimonia la sistematicità e l'intensità del disagio. Lo stabilimento, fondato nel 1966 dai fratelli Bergamini, è passato sotto il controllo della società tedesca SARIA International GmbH nel 2017, e da allora ha proseguito le operazioni nella zona densamente abitata e commerciale della Fiera Nuova.
Il comitato si è riunito nella seconda assemblea pubblica presso la trattoria Makallè, uno dei locali colpiti direttamente dalle esalazioni. Circa sessanta partecipanti hanno deciso di affidare all'avvocato Angelo Maestroni il coordinamento delle azioni legali a tutela dei residenti e dei commercianti locali. La strategia legale prevede innanzitutto l'invio di diffide ai soggetti istituzionali preposti al controllo ambientale e al rilascio delle autorizzazioni: il Comune, la Provincia e l'Apra, l'agenzia preposta alla regolamentazione della qualità dell'aria. Successivamente, l'avvocato richiederà accesso agli atti presso questi enti per verificare l'adeguatezza dei controlli effettuati e delle autorizzazioni concesse, valutando inoltre la presentazione di un esposto presso la Procura della Repubblica.
A fronte della totale assenza di risposta dalla società interessata dopo la prima assemblea pubblica, i cittadini hanno deciso di auto-finanziarsi le spese legali attraverso un fondo a cui hanno contribuito direttamente. Il comitato sottolinea però che sarebbe compito delle istituzioni pubbliche garantire il rispetto degli standard ambientali e della vivibilità urbana, senza ricorrere all'iniziativa privata. L'episodio mette in evidenza una tensione crescente tra le esigenze produttive di un'azienda consolidata sul territorio e il diritto dei cittadini a vivere in un ambiente salubre, una questione che sta diventando sempre più pressante nelle zone industriali del nord Italia dove la densità abitativa è significativa.