La mattina del 9 luglio a Roma, nel rione Garbatella, centinaia di cittadini si sono radunati per impedire l'esecuzione di uno sfratto che avrebbe colpito un'anziana residente da tutta la vita nel quartiere. L'ufficiale giudiziario non ha potuto procedere: il muro di solidarietà eretto dai comitati inquilini, dai sindacati e dalle associazioni di quartiere ha prevalso. Ma nonostante il rinvio ottenuto, resta aperta una domanda cruciale: dove sta l'amministrazione romana in questa vicenda?
La donna, quasi centenaria, abita in via Badoero 51 in uno stabile di 169 appartamenti controllato dal Fondo immobiliare Cicerone. Ha ricevuto lo sfratto per morosità, incapace da due anni di pagare le spese di locazione. Dietro questa operazione c'è una complessa catena di proprietà che rimanda a Francesco Gaetano Caltagirone, imprenditore immobiliare che gestisce numerose operazioni di "valorizzazione" nel territorio romano. Lo stesso Fondo risulta attivo anche a Magliana con disdette contrattuali, mentre in viale Marconi un analogo progetto ha già colpito decine di famiglie prevalentemente anziane, con il coinvolgimento di soggetti pubblici come Cassa depositi e prestiti e l'Inps.
La situazione della Garbatella non rappresenta un caso isolato bensì la manifestazione più visibile di un fenomeno sistemico. L'edificio in questione conta ancora circa 60 appartamenti da "svuotare": persone anziane e vulnerabili che rischiano di perdere la casa in nome di strategie di rivalutazione immobiliare. Si tratta di una pratica ormai diffusa nella capitale, sempre presentata al pubblico con l'argomento dell'interesse pubblico e della modernizzazione urbana, ma che nella realtà concreta sottrae spazi abitativi a chi non può permettersi il mercato privato.
Ciò che stupisce è il silenzio delle istituzioni locali di fronte a questa crisi. Il sindaco Roberto Gualtieri e la sua giunta rimangono sostanzialmente assenti dal dibattito. L'attivista per il diritto alla casa Massimo Pasquini ha lanciato un appello diretto: il sindaco dovrebbe emanare un atto indifferibile e urgente motivato dalla tutela della salute della donna, un gesto che trasfigurerebbe il rinvio in una vera presa di posizione a favore dei diritti abitativi. Un segnale politico che finora non è arrivato.
La mobilitazione popolare ha dimostrato che un'altra strada è possibile, ma le istituzioni non possono continuare a restare a guardare. Le scelte urbanistiche che generano desertificazione abitativa e marginalità sociale non sono inevitabili: sono il risultato di decisioni, di alleanze economiche, di priorità politiche. La domanda che rimane senza risposta è se l'amministrazione capitolina intenda finalmente schierarsi dalla parte di chi rischia di perdere tutto, o se continuerà a considerare questa crisi abitativa come un danno collaterale accettabile dello "sviluppo" della città.