Francesco De Angelis è una figura leggendaria della vela mondiale, e la sua voce rimane autorevole quando si parla di Coppa America. Nel 2000, lo skipper italiano diventò il primo non britannico a conquistare la Louis Vuitton Cup al timone di Luna Rossa, sfiorando il trionfo massimo prima di cedere a Black Magic nella trentesima edizione del trofeo più ambito della vela. In un'intervista rilasciata al settimanale Repubblica Insieme, De Angelis ripercorre come questa competizione si sia trasformata radicalmente nel corso dei decenni.
Ai tempi di De Angelis, le barche erano monoscarfi pesanti gestiti da equipaggi composti da sedici uomini. L'Ita45, lo scafo che pilotava, richiedeva una meccanica complessa e manualità straordinaria: tutto dipendeva dal corpo a corpo tattico con gli avversari, dalle cosiddette "sportellate" che caratterizzavano ogni sfida. "La ricetta vincente era basata sulla strategia e sulla capacità di leggere il vento", spiega l'ex campione, sottolineando come la velocità inferiore consentisse persino ai telespettatori meno esperti di comprendere gli errori tattici che decidevano le regate.
Oggi il panorama è completamente diverso. Gli AC75, i nuovi monoscafi a foil, si sollevano letteralmente dall'acqua trasformandosi in "aerei" galleggianti. Questo cambio di paradigma ha rivoluzionato lo spettacolo, rendendo le competizioni più brevi, più veloci e decisamente più affascinanti per il pubblico televisivo. De Angelis non critica questa evoluzione: "Ogni mezzo ha le sue difficoltà specifiche", commenta pragmaticamente, riconoscendo che il volo dello scafo rappresenta una sfida tecnica completamente nuova che gli equipaggi devono padroneggiare.
Un altro aspetto storico che De Angelis menziona riguarda la composizione degli equipaggi: l'edizione del 2000 fu l'ultima con marini provenienti esclusivamente dalla stessa nazionalità. Oggi la formula è profondamente internazionale. Nonostante tutto, l'ex skipper rimane entusiasta della nuova direzione intrapresa: "Lo sport è diventato molto più televisivo, le regate sono concentrate nel tempo, e la velocità garantisce uno spettacolo diverso ma immediato".
Guardando a Napoli, dove si terrà la prossima edizione della Coppa America, De Angelis vede opportunità straordinarie per la città. "Il golfo rappresenta un anfiteatro naturale meraviglioso", afferma convintamente. Secondo l'ex campione, una competizione ben organizzata come la Coppa America potrebbe fungere da catalizzatore per altri grandi eventi internazionali. L'Italia rimane con una ferita aperta per aver perso l'opportunità di ospitare le Olimpiadi del 2024, ma Roma e Napoli stanno già valutando una candidatura per il 2036. "Se gestisci bene la Coppa America, prepari il terreno per altre iniziative di rilievo mondiale", conclude De Angelis, tracciando una visione che va oltre la semplice competizione velica.