Due vasi in ceramica dalle forme allungate e affusolate, quasi frammenti di civiltà arcaica, ora si fronteggiano attraverso i 33 chilometri di mare che separano Messina da Reggio Calabria. Sono le "Fontane ferme" di Piero Pizzi Cannella, inaugurate lo scorso 2 luglio presso il nuovo Parco urbano messinese e nella piazza del MArRC, il Museo archeologico nazionale reggino. L'installazione, presentata in occasione della costituzione ufficiale del MIRA (Istituto Mediterraneo per la Ricerca e le Arti contemporanee), rappresenta il tentativo di trasformare l'arte contemporanea in un ponte metaforico tra due territori storicamente legati ma amministrativamente divisi.

L'artista originario di Rocca di Papa, che dal 1955 lavora prevalentemente a Roma, ha sviluppato negli ultimi tre decenni una ricerca seriale attorno alle cosiddette "ombre cinesi": un'idea che attraversa dipinti e sculture in cui i vasi funzionano da contenitori di memoria. A partire dal 2008, Pizzi Cannella ha esteso questa indagine anche alla ceramica, creando un ibrido tra scultura, pittura e design. I vasi vengono infatti dipinti seguendo le loro superfici convesse, con gesti che generano colature e vibrazioni cromatiche, spesso accompagnate da simboli figurativi che emergono dall'immaginario dell'artista: luce, stratificazioni, passaggi tra dimensioni.

La scelta di posizionare le due opere ai margini dello Stretto non è casuale. L'installazione intende rappresentare i legami millenari che uniscono la Sicilia e la Calabria: radici comuni, miti condivisi, una storia fatta di scambi economici e culturali, ma anche di divisioni amministrative che fino ad oggi hanno ostacolato una vera integrazione della "Città metropolitana dello Stretto". In questo contesto, l'opera dovrebbe fungere da simbolo di connessione, alternativa visiva all'eterno dibattito sul Ponte che da decenni agita la politica regionale.

Tuttavia, l'iniziativa ha suscitato perplessità sulla sua effettiva capacità comunicativa. Un'opera d'arte contemporanea così rarefatta e introspettiva può veramente parlare al pubblico generico, a chi passa di fretta nelle piazze? Le due fontane, pur eleganti e suggestive, rischiano di rimanere incomprese dalla maggior parte dei visitatori, trasformandosi in semplici arredi urbani privi del messaggio che le ispira. La distanza tra l'intenzione artistica e la ricezione popolare emerge come il vero interrogativo sotteso a questo progetto ambizioso ma, al momento, ancora in cerca di una risposta condivisa.

L'inaugurazione da parte del ministro Alessandro Giuli ha ufficialmente lanciato il MIRA come nuovo polo culturale per la ricerca contemporanea nel Mediterraneo. Eppure la polemica sulla reale funzione dell'arte pubblica in questo contesto rimane aperta: può davvero la scultura colta costruire ponti dove la politica ha fallito, o serve anzitutto un'opera di educazione e consapevolezza presso le comunità coinvolte?