Dal 3 al 5 luglio 2026, il Labirinto della Masone di Fontanellato ha ospitato la quinta edizione del LOST (Labyrinth Original Sound Track), un festival che rappresenta uno degli esperimenti più audaci nel panorama musicale europeo. Sotto la guida artistica di Luca Giudici, la manifestazione ha trasformato gli oltre trecentomila bambù distribuiti su sette ettari in uno spazio immersivo dove la musica contemporanea più sperimentale entra in dialogo diretto con l'architettura vegetale del luogo.

Il legame tra il festival e il labirinto non è casuale. Tutto affonda le radici nella riflessione di Jorge Luis Borges, che nel 1985 scrisse per una rivista monografica curata da Franco Maria Ricci: «Il labirinto è un evidente simbolo della perplessità». Quella intuizione filosofica si è trasformata trent'anni dopo in realtà concreta quando Ricci, grande editore e collezionista parmense, ha inaugurato nel 2015 il più grande labirinto di bambù del mondo. Al centro della struttura si erge una piramide progettata da Pier Carlo Bontempi, simbolo del percorso iniziatico verso la conoscenza. Il sito custodisce anche preziose opere d'arte, dalle tele di Hayez e Corcos alle sculture di Wildt e Ligabue.

Questa edizione ha privilegiato le performance dal vivo, le anteprime italiane e le produzioni originali, creando una successione di ambienti sonori pensati per dialogare con il complesso sistema di percorsi del dedalo. Tra le novità, il progetto Starfire del collettivo Suutoo ha avuto qui il suo debutto italiano, portando il pubblico lungo un viaggio sonoro che alternativamente orienta e disorientava i visitatori immersi nella vegetazione.

Ciò che sorprende è proprio l'abbinamento apparentemente contraddittorio: una fondazione privata nata per preservare il patrimonio di uno dei più influenti editori italiani ha scelto di diventare palcoscenico per le forme più radicali e provocatorie della musica sperimentale. In realtà, il cortocircuito è solo superficiale. Il labirinto, nella sua essenza, è sempre stato il simbolo dell'incertezza, della ricerca e dell'attraversamento – esattamente come la musica contemporanea più spinta. Entrambi invitano il pubblico a perdersi consapevolmente, a tollerare l'ambiguità, a scoprire significati nascosti. È proprio su questa consonanza concettuale che il LOST costruisce la sua proposta artistica anno dopo anno, trasformando Fontanellato in uno dei luoghi più interessanti dove sperimentare i linguaggi musicali del presente.