Un episodio di violenza domestica degenerato in crimine ha scosso la provincia di Arezzo. I carabinieri della stazione di Bibbiena hanno arrestato un uomo di 42 anni accusato di aver appiccato intenzionalmente un incendio nell'abitazione dove stava soggiornando insieme a un amico e la madre di questi. Il rogo è stato scoperto il 13 giugno scorso in via Segheria, interessando un appartamento al terzo piano di uno stabile che ha richiesto l'evacuazione completa della palazzina. Fortunatamente nessuno ha riportato ferite, ma i danni strutturali sono stati consistenti.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, la miccia è stata accesa da una lite furibonda tra l'ospite e il padrone di casa, originata da una controversia economica riguardante solo poche decine di euro. Nel corso della discussione, il proprietario dell'appartamento ha cercato aiuto dai vicini allontanandosi temporaneamente dalla sua casa. È in questo momento preciso che l'uomo avrebbe deciso di vendicarsi appiccando il fuoco nel letto della camera matrimoniale, in un'escalation di rabbia che ha trasformato una banale querelle monetaria in un atto criminale gravissimo.
Ciò che rende ancora più inquietante la dinamica dei fatti è il comportamento successivo dell'indagato. Dopo aver dato fuoco agli ambienti, l'uomo ha tranquillamente raccolto i suoi effetti personali e preparato le valigie, come se nulla fosse accaduto. Successivamente ha informato il proprietario della presenza delle fiamme, tuttavia senza alertare i servizi di emergenza. Ha poi abbandonato l'edificio e si è seduto su una panchina nelle vicinanze, dove ha osservato impassibile il divampare dell'incendio che consumava la struttura.
L'arresto è arrivato quasi un mese dopo l'accadimento, il 13 luglio, quando le indagini dei carabinieri hanno chiarito inequivocabilmente le responsabilità dell'uomo. La pista del dolo è stata considerata prioritaria sin dalle prime ore successive al rogo, e gli elementi raccolti hanno portato alla formalizzazione dell'accusa di incendio doloso. L'indagato si trova attualmente in custodia carceraria in attesa di giudizio, mentre continua l'esame degli elementi acquisiti dalle autorità investigative che puntano a ricostruire ulteriori dettagli di questa vicenda sordida che ha messo a rischio l'incolumità di decine di persone.