Giovanni Carnevali ha iniziato il suo incarico alla Juventus tracciando una linea strategica netta: riportare il club torinese al centro delle dinamiche di mercato italiano attraverso una fitta rete di relazioni con le altre società di Serie A. Un cambio di paradigma rispetto alla gestione precedente, che privilegiava altre logiche operative. Le prime mosse sono già concrete e significative: dal Genoa sono arrivati colpi come Ekhator in entrata e la cessione di Puczka a De Rossi (plusvalenza di 5 milioni), mentre dal Parma di Cherubini è stato acquisito il portiere Daffara per 6 milioni, designato erede di Suzuki.
Il lavoro del nuovo responsabile dell'area tecnica non si ferma qui. Sono stati avviati contatti con il Bologna per Lucumi nonostante l'interesse dell'Inter, si è cercato di risolvere la questione Nico Gonzalez con la Roma (ancora da riscattare dall'Atletico Madrid), e si monitora Tarik Muharemovic, valutato per un possibile rientro o una vendita in Premier League. All'Udinese, già nel primo giorno di lavoro del collega Massara, Carnevali ha condotto personalmente una missione milanese per discutere di profili come Solet e Kristensen, con emergere successivo di altri nomi quali Ekkelenkamp e Davis.
L'orizzonte finanziario che traccia il perimetro di questa strategia è complesso. La Juventus procede verso il nono esercizio consecutivo in rosso, ha rinviato il pareggio di bilancio al 2027-2028 e si trova vincolata da accordi Uefa che prevedono ulteriori penalità se non rispetterà certi standard economici nel prossimo anno. La multa già comminata è stata contenuta a 6 milioni, una contenzione rispetto alle previsioni iniziali, ma gli obblighi rimangono stringenti.
Questo contesto spiega il fondamento logico della nuova impostazione: attraverso il mercato interno italiano è possibile piazzare gli esuberi bianconeri (una lista piuttosto lunga) e creare margini di manovra economica senza ricorrere a operazioni internazionali costose. Carnevali sfrutta la propria credibilità consolidata presso i vertici calcistici della Serie A per trovare sistemazioni vantaggiose che generino risorse.
La differenza con chi lo ha preceduto è sostanziale: mentre Comolli operava principalmente su logiche strategiche senza vincoli apparenti, il nuovo corso si fonda su obblighi concreti derivanti dal settlement agreement con l'organismo europeo e dalla necessità di risanamento dei conti. Non si tratta semplicemente di scelta stilistica, ma di adattamento obbligato a una realtà economica ben più stringente. La Juventus torna così a esercitare quel ruolo centrale nel mercato nazionale che le compete, posizionandosi in contrapposizione diretta con Inter e Napoli sulla ricerca di talenti italiani e sui movimenti in entrata-uscita.