Una patrimoniale generica e indefinita rischia di trasformarsi in una minaccia che spaventa le famiglie e provoca fughe di capitali. È l'avvertimento che arriva da Giuseppe Pignataro, professore di Politica economica all'Università di Bologna, che propone un approccio completamente diverso: una tassa patrimoniale estremamente selettiva e trasparente, con uno scopo dichiarato e preciso.
Secondo Pignataro, il primo passo non è ampliare la base imponibile, ma delimitarla con esattezza. La proposta escluderebbe completamente le abitazioni ordinarie, i risparmi delle famiglie e tutti i redditi già tassati dall'Irpef. Il focus riguarderebbe esclusivamente lo 0,1% della popolazione più ricca: circa 50 mila adulti con un patrimonio netto superiore a 5,4 milioni di euro. Per loro, una tassa marginale sul solo ammontare che supera questa soglia, con aliquote comprese tra l'1, il 2 e il 3 percento. Un cittadino con 6 milioni di patrimonio netto pagherebbe 6 mila euro annui; chi ne possiede oltre 10 milioni meno di 60 mila euro l'anno. Non una confisca, sottolinea l'economista, ma una quota della ricchezza estrema restituita alla comunità.
La stima del gettito si aggirerebbe intorno ai 13,2-15,7 miliardi annui, una cifra significativa ma non miracolosa per risolvere da sola le criticità di sanità, istruzione e debito pubblico. Ecco perché Pignataro insiste sulla necessità che ogni euro abbia una destinazione esplicita e visibile: la riduzione dell'Irpef. Analizzando i dati del Dipartimento delle Finanze, emerge che l'imposta personale italiana si regge su una struttura particolare. Il 90 percento di chi paga l'Irpef guadagna fino a 50 mila euro annui e versa 108,9 miliardi. Sopra questa soglia restano circa 3,25 milioni di contribuenti, il 10 percento della popolazione, ma generano 88,5 miliardi, quasi il 45 percento dell'intero gettito Irpef. Questa concentrazione rivela come il sistema sia già fortemente progressivo sui redditi dichiarati.
Il nodo cruciale, sottolinea l'economista, è che l'attuale struttura tributaria confonde precocemente chi guadagna con chi possiede. Un medico, un insegnante, un manager, un professionista possono avere redditi elevati senza disporre di grandi fortune patrimoniali. In Italia l'aliquota marginale massima del 43 percento scatta già sopra i 50 mila euro, mentre in altri paesi europei il limite è ben più alto: il Regno Unito applica il 45 percento oltre 125 mila sterline, la Francia oltre 181 mila euro, la Germania oltre 277 mila euro. Non si tratta di proteggere i redditi alti, ma di distinguere accuratamente due situazioni diverse: quella di chi lavora intensamente e quella di chi gestisce capitali consolidati nel tempo.