La lotta al contrabbando dentro le mura di Poggioreale si intensifica. Durante il mese di giugno, gli agenti della polizia penitenziaria del carcere napoletano hanno portato a termine un'operazione di controllo che ha fruttato risultati straordinari: 76 dispositivi telefonici tra smartphone e micro telefoni, sei droni destinati al trasporto di materiale illegale e circa 2,5 chilogrammi di hashish. Un bilancio che testimonia l'escalation nei tentativi di aggirare le misure di sicurezza penitenziaria.

A riferire i dati è il sindacato della polizia penitenziaria (Uspp), tramite una nota ufficiale sottoscritta dal presidente Giuseppe Moretti e dal segretario regionale Ciro Auricchio. I due esponenti sindacali sottolineano come questi numeri rispecchino una realtà complessa: quella di un crimine organizzato sempre più capace di evolversi, sperimentando tecniche sofisticate per far penetrare risorse proibite all'interno degli istituti penitenziari.

Secondo l'Uspp, gli ultimi anni hanno registrato un progressivo aumento della pressione criminale sulle strutture carcerarie, accompagnato da metodologie sempre più raffinate. I droni rappresentano un caso emblematico di questa sofisticazione: dispositivi aerei controllati a distanza permettono di superare i perimetri di sicurezza tradizionali, rendendo ancora più complesso il lavoro di prevenzione.

Sulla questione della sicurezza interna, il sindacato lancia un appello chiaro alle istituzioni: occorrono rinforzi significativi in termini di personale e di strumenti tecnologici. A Poggioreale, in particolare, mancano circa 200 agenti rispetto agli organici previsti. "Gli operatori dimostrano quotidianamente competenza e impegno" affermano Moretti e Auricchio, "ma continuare a garantire legalità e ordine con una dotazione insufficiente comporta sacrifici insostenibili. Il potenziamento delle risorse non è più rimandabile".

L'operazione di giugno rappresenta dunque un successo tattico che, però, evidenzia le vulnerabilità strutturali del sistema. La sfida per il prossimo futuro consiste nel trasformare queste azioni di contrasto in una strategia sistemica, attraverso investimenti adeguati e una presenza sempre vigilante all'interno degli istituti di pena.