Un progetto da un milione di euro pensato per sostenere le piccole società di atletica leggera e sviluppare i talenti giovanili si trasforma in un caso di malgoverno interno alla Federatletica italiana. Al centro della polemica c'è Pista 2.0, l'iniziativa lanciata dalla FIDAL e finanziata da Sport e Salute, che ha concluso la sua seconda edizione lo scorso 31 maggio. A sollevare dubbi e interrogativi sulla regolarità della gestione è stato Alessandro Londi, ex segretario generale della Federazione che ha recentemente lasciato il suo incarico a seguito dello scandalo della microspia.
Nella relazione redatta da Londi emerge una questione delicata: Piero Allegretti ed Eusebio Haliti, rispettivamente segretario e presidente del Comitato regionale della Puglia, hanno ricoperto contemporaneamente il ruolo di coordinatore e co-coordinatore del bando, percependo compensi significativi di 45mila e 30mila euro. La criticità aumenta quando si scopre che le associazioni riconducibili a entrambi sono state anche inserite nelle graduatorie finali come beneficiarie, ricevendo ulteriori 5mila euro ciascuno. Una sovrapposizione di ruoli che solleva questioni di trasparenza e opportunità.
Secondo l'analisi condotta dall'ex segretario, il fenomeno non è isolato: ben 60 casi presenterebbero una possibile sovrapposizione tra responsabili di cariche federali o regionali e società vincitrici dei finanziamenti. Complessivamente, sarebbero circa 225mila euro di contributi coinvolti in situazioni che meriterebbero una verifica approfondita. Londi sottolinea nella sua relazione come non siano state riscontrate evidenze di astensioni ufficiali da parte dei commissari di valutazione in presenza di potenziali conflitti, violando così i principi basilari di imparzialità e prevenzione dei conflitti d'interesse.
Se è vero che il bando originario non prevedeva esplicitamente norme contro i conflitti di interessi, rimane comunque una questione di opportunità e corretta gestione amministrativa. La documentazione suggerisce come le procedure avrebbero dovuto prevedere maggiori salvaguardie per evitare anche solo l'apparenza di irregolarità. Allegretti respinge le accuse, dichiarando di essere semplicemente tesserato presso una delle associazioni coinvolte, ma la polemica continua a agitare gli ambienti della federatletica italiana.
Il caso rappresenta l'ennesimo episodio di tensioni interne alla FIDAL, dove il presidente Mei deve gestire le dinamiche fra i diversi schieramenti. Allegretti e Haliti emergono come figure sempre più influenti nelle decisioni federali, un aspetto che non sfugge agli osservatori del sistema atletico italiano. La Federazione dovrà ora affrontare questa criticità durante la fase di rendicontazione, rischiando ritardi nei versamenti ai beneficiari e ulteriori danni reputazionali all'interno del movimento.