Il Festival di Santarcangelo ha inaugurato il 3 luglio la sua 56ª edizione, che rappresenta anche il quinto e ultimo anno alla direzione artistica del curatore e drammaturgo polacco Tomasz Kireńczuk. Quest'anno il festival prosegue fino al 12 luglio sotto il titolo "deep pressures", un concetto che guida tutti gli spettacoli, i laboratori, gli incontri e i concerti in programma. La scelta di questo tema riflette l'intento del direttore artistico di affrontare in modo diretto e senza compromessi le molteplici pressioni che caratterizzano il nostro tempo: dalle guerre ai cambiamenti climatici, passando per la crisi identitaria e gli omicidi che segnano la cronaca quotidiana.
Kireńczuk mantiene coerente la sua filosofia artistica: utilizzare lo sguardo degli artisti come bussola per interpretare le sfide del mondo contemporaneo. Il programma di questa edizione si distingue per la sua essenzialità, costruito su un linguaggio universale e facilmente comprensibile, come il respiro stesso. Il festival conserva la sua memoria identitaria e il suo ruolo aggregante nella comunità, visibile nel pubblico che lo frequenta e nei rituali che lo caratterizzano, ma propone quest'anno una prospettiva più elementare e accessibile.
Una delle performance più emblematiche del primo fine settimana è stata "KMs Of RESISTANCE" di Mehdi Dahkan, presentata al Parco Baden Powell. In questa creazione, i performer Mehdi Dahkan e Mohamed Bourini si muovono all'interno di cerchi tracciati nella sabbia, danzando il respiro nella sua forma più primordiale e animale. La scena evoca una lunga tradizione artistica che ha fatto del respiro un elemento centrale: dalle opere di Samuel Beckett fino ai lavori di Marina Abramović e Ulay degli anni Settanta, dove il respiro diventava atto poetico di condivisione totale. La performance, osservata al tramonto dal pubblico seduto su blocchi di legno, trasforma il respiro da semplice funzione fisiologica a metafora e strumento di resistenza.
Nella coreografia di Dahkan, il respiro traccia sulla sabbia i segni dell'esistenza, richiamando il "Soffio" di Giuseppe Penone. Il corpo diventa risonanza ritmica tanto del respiro individuale quanto di quello collettivo della comunità presente. L'ansimare, il soffocare, il liberarsi diventano atti che superano la dimensione puramente biologica per assurgere a forme di resistenza prima personale e poi condivisa. Questo passaggio dal piano animale a quello umano sottolinea un concetto fondamentale: essere uomini significa necessariamente essere con gli altri, in interdipendenza relazionale.
Il successo del primo fine settimana conferma che il festival continua a trovare nel pubblico una risposta significativa, nonostante la complessità dei temi affrontati. La scelta di Kireńczuk di privilegiare la semplicità espressiva per affrontare questioni complesse si rivela efficace nel coinvolgere diverse fasce di spettatori. Con ancora una settimana di programmazione davanti, Santarcangelo si propone come uno spazio dove l'arte contemporanea dialoga direttamente con le inquietudini del presente, offrendo riflessioni senza filtri attraverso il linguaggio universale della performance e della danza.