Torna in versione itinerante La Notte della Taranta, uno dei maggiori festival di musica tradizionale del sud Italia, che nel 2026 si prepara a trasformare venti piazze salentine in palcoscenici di una celebrazione culturale senza confini. L'edizione estiva, in programma tra fine luglio e agosto, propone un percorso affascinante intorno al concetto di Mediterraneo inteso come crocevia di civiltà, scegliendo questo tema come guida narrativa per una rassegna che intende sottolineare i legami storici e contemporanei tra le sponde di questo mare.

L'iniziativa, coordinata artisticamente da Fabio Chiriatti e Renata Nemola, accompagnerà il pubblico attraverso un cartellone ricco e variegato, fino al gran finale fissato per il 22 agosto a Melpignano. Nella piazza antistante l'ex Convento degli Agostiniani andrà in scena il Concertone, dove Ermal Meta assumerà il ruolo di maestro concertatore, affiancato dalle coreografie di Fredy Franzutti. Un evento conclusivo pensato per riunire i fili di venti serate dedicate alla scoperta e al dialogo tra tradizioni musicali diverse.

"In questo periodo segnato da tensioni e divisioni, la cultura rappresenta uno strumento di resistenza contro la logica della sopraffazione", dichiara Massimo Bray, presidente della Fondazione La Notte della Taranta, evocando il pensiero dello storico Fernand Braudel sul Mediterraneo come spazio di mille civiltà sovrapposte. "Il festival vuole ribadire come la musica possa costruire ponti di comprensione reciproca e pace tra i popoli, facendo emergere una comune umanità al di là delle differenze".

La programmazione mescola sapientemente la scena salentina storica, con interpreti come l'Orchestra Popolare La Notte della Taranta e la compagnia Tarantarte, ai nomi emergenti della ricerca elettronica applicata alla pizzica. Presenti progetti provenienti da varie regioni italiane e dall'estero: dal napoletano Peppe Barra, che riceverà il premio alla carriera, alla siciliana Delia Buglisi, fino ai Bab L'Bluz dal Marocco. Riconoscimento particolare sarà dato all'innovazione elettronica attraverso artisti come Trevize e Kalàscima, capaci di espandere gli orizzonti sonori della tradizione.

Una kermesse che testimonia come il Salento continui a rappresentare un laboratorio vivente di sperimentazione musicale, dove il passato dialoga costantemente con il presente senza negare le proprie radici. Venti comunità ospiteranno così una celebrazione collettiva della musica come linguaggio universale, preparando il terreno per un abbraccio conclusivo nella storica piazza melpignanese.