Si è spento all'età di 86 anni Giuseppe Faiella, meglio conosciuto come Peppino Di Capri, una delle figure più affascinanti della musica leggera italiana. La notizia segna la fine di un'era per lo spettacolo nostrano: quella del pianoforte live nei locali notturni, delle melodie che mescolavano la tradizione napoletana con i ritmi americani dello swing e del rock, dello charme aristocratico ai tasti bianchi e neri.

Nato a Capri in una famiglia di musicisti (i Faiella), Peppino aveva iniziato a suonare a soli quattro anni, intrattenendo le truppe alleate stanziate sull'isola durante la Seconda guerra mondiale. Con il suo stile inconfondibile e gli occhiali montatura pesante che ne caratterizzavano il volto, ha costruito una carriera straordinaria: 15 partecipazioni al Festival di Sanremo con due vittorie, oltre 500 brani composti e una discografia impressionante di 140 album registrati. Nel 1965 fu scelto come spalla dei Beatles durante il loro tour italiano, anche se il musicista ricordava con una punta di amarezza di non aver mai ricevuto nemmeno un saluto dalla leggendaria band inglese.

La sua ascesa nel mondo dello spettacolo fu praticamente immediata. Dopo i primi successi con il suo quartetto 'Peppino Di Capri e i suoi Rockers' nel 1958, arrivarono le hit che lo proiettarono al vertice della classifica: 'Nun è peccato', 'Nessuno al mondo' e 'Luna Caprese' nei primi anni Sessanta. Ma fu soprattutto 'Saint Tropez Twist' nel 1962 a consacrarlo come fenomeno nazionale, portando il twist in ogni sala da ballo d'Italia. Nel 1963 dedicò 'Roberta' alla sua prima moglie, la modella Roberta Stoppa.

Peppino incarnava perfettamente quel genere di artista che sapeva mescolare il pop con elementi classici, creando brani che funzionavano tanto nei concerti quanto sul grande schermo. Recitò infatti in numerosi musicarelli cinematografici dell'epoca e divenne una vera e propria celebrità nell'area napoletana. La sua presenza nei night club più esclusivi - dal Number Two di Capri allo Sporting Club di Montecarlo - era garantita di prestigio: vi si avvicendavano personalità del calibro di Aristotele Onassis, che lo ascoltava appoggiato al pianoforte, e la principessa Carolina di Monaco.

Del nuovo concetto di discoteca e della musica moderna, Peppino aveva però un'opinione critica. Sosteneva che gli spazi da ballo contemporanei avevano fatto perdere il 'gusto della conquista', quella seduzione lenta e signorile che caratterizzava i suoi tempi: nei suoi locali le coppie si formavano davvero, accanto al pianoforte, durante l'ascolto dei grandi classici. Un'osservazione che racchiude l'essenza della sua generazione e del tipo di spettacolo che rappresentava: raffinato, intimista e genuinamente affascinante.