Lionel Scaloni ha presentato la sua Argentina ai quarti di finale del Mondiale con una dichiarazione d'intenti precisa: vuole che la sua squadra venga ricordata come quella che non ha mai mollato, spinta da una passione autentica per il calcio che caratterizza la nazione argentina. L'annuncio è arrivato nella consueta conferenza stampa della vigilia, prima della sfida contro la Svizzera a Kansas City.

Il cammino verso questo appuntamento non è stato privo di insidie. L'Albiceleste ha rischiato l'eliminazione in più occasioni: ha dovuto ricorrere ai supplementari per battere Capo Verde per 3-2 e ha rimontato da 0-2 contro l'Egitto per vincere 3-2. Momenti di tensione che tuttavia hanno forgiato il carattere di una squadra capace di crederci fino all'ultimo secondo. «Questa è l'eredità che vogliamo lasciare», ha spiegato Scaloni, tracciando la differenza tra il calcio di club e quello internazionale: al livello delle nazionali conta soprattutto la passione, quella stessa energia che spinge un ragazzino di sei o sette anni a giocare in strada senza voler perdere nemmeno una palla.

Sotto la guida di Scaloni, arrivato come allenatore ad interim nel 2018 dopo l'esperienza come assistente di Jorge Sampaoli, l'Argentina si è trasformata in una macchina da vittorie. Il bilancio parla chiaro: due Coppe d'America (2021 e 2024) e il Mondiale 2022, il trofeo che ha coronato il sogno della nazione. Gli argentini, che chiamano affettuosamente la loro nazionale «La Scaloneta», si troveranno di fronte a una Svizzera che Scaloni rispetta enormemente: «Una squadra ottima, che gioca sempre e dispone di calciatori esperti, fisici e atletici».

Durante la conferenza stampa, il tecnico 48enne ha colto l'occasione per difendere Lionel Messi dalle critiche apparse sui media riguardanti una presunta diminuzione della velocità e della frequenza degli scatti. «Avreste dovuto scusarvi con noi e con Leo», ha replicato secco Scaloni a un giornalista. Ha quindi chiarito che Messi mantiene le medesime distanze percorse durante le partite e offre prestazioni costanti, senza variazioni significative. A 39 anni, mentre alcuni dubitano delle sue capacità, il fuoriclasse rimane semplicemente il migliore: «Finché lo vorrà, continuerà ad esserlo».

In merito ai calci di rigore, Scaloni ha liquidato ogni dubbio con pragmatismo: non prenderebbe mai in considerazione di dire a Messi di non tirarne più. L'Argentina dispone di diversi specialisti della materia, ma se il campione desidera calciare, lo farà secondo il suo giudizio. «Lasciamolo giocare come preferisce», ha concluso l'allenatore, ribadendo la fiducia incondizionata riposta nel suo giocatore simbolo.