La situazione nel Golfo Persico rimane incandescente. L'ex presidente americano Donald Trump ha lanciato un avvertimento particolarmente duro nei confronti di Teheran, affermando che migliaia di missili sono stati schierati e rimangono in posizione d'attacco verso la Repubblica Islamica dell'Iran. Trump ha precisato che nel caso in cui gli accadesse qualcosa, ulteriori ordigni sarebbero pronti a essere lanciati immediatamente. Questo messaggio rappresenta un'escalation verbale significativa nelle già tese relazioni tra Washington e il governo iraniano.
In parallelo, emerge una dinamica diplomatica diversa. Il ministro degli Affari Esteri iraniano Abbas Araghchi ha raggiunto il Sultanato dell'Oman per avviare colloqui che potrebbero rivelarsi cruciali per la stabilizzazione della regione. Washington ha presentato richieste specifiche al governo di Teheran: una dichiarazione pubblica che confermi l'apertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale internazionale e un impegno formale a non attaccare le navi mercantili che transitano in queste acque strategiche.
L'Oman, che controlla la maggior parte delle acque dello stretto e gode di relazioni diplomatiche con entrambi i contendenti, sta assumendo un ruolo di mediatore sempre più attivo. Coordinandosi con esperti legali britannici, il paese ha elaborato una proposta che si ispira ai principi che regolano lo Stretto di Malacca, applicandoli al contesto di Hormuz. Muscat ha offerto di inviare propri consulenti giuridici direttamente a Teheran per presentare i dettagli del piano.
A livello europeo, le potenze occidentali stanno valutando proposte alternative sulla questione dei pedaggi nello stretto. Secondo quanto riportato dal Guardian, l'Europa esamina la possibilità di introdurre sistemi di pagamento per servizi di navigazione specifici, ma solo se volontari e appoggiati dalle agenzie dell'Onu competenti in materia di trasporto marittimo. Il viceprimo ministro britannico David Lammy ha chiarito che pedaggi obbligatori sarebbero inaccettabili, sebbene alcuni governi europei riconoscano che simili meccanismi di pagamento siano già in uso in altre rotte internazionali strategiche.
Intanto, l'Iran sostiene di aver rispettato gli accordi sul cessate il fuoco finora raggiunti. Nella giornata di giovedì si è inoltre verificata un'esplosione nella provincia orientale di Teheran, che i media ufficiali e i Pasdaran hanno attribuito allo smaltimento controllato di materiale bellico residuo. Le tensioni rimangono elevate, con i negoziati di Muscat che rappresentano uno dei pochi canali di dialogo aperti in questa fase particolarmente delicata.