La Roma esce sconfitta anche dal procedimento disciplinare che ha seguito la gara persa a Como. Il club capitolino aveva presentato formale reclamo in merito all'espulsione di Wesley, l'esterno brasiliano rossonero che nel corso del secondo tempo ha ricevuto un cartellino rosso per doppia ammonizione. La società giallorossa sosteneva che potesse esserci stato uno scambio di persona tra il numero 43 Wesley e il difensore Rensch, numero 2 della squadra romana, nel momento cruciale in cui si è verificato il contatto falloso ai danni di Diao al 19° della ripresa.
La strategia legale della Roma era stata quella di concentrare l'attenzione su una possibile confusione d'identità tra i due calciatori, poiché il protocollo vigente non consente interventi del Var in caso di doppio giallo, ma permette la revisione quando ricorrano presupposti per identificare il giocatore sbagliato come autore di un fallo. La segnalazione è stata protocollata dalle 16 e 53 del 16 marzo, allegando anche le riprese televisive a supporto della tesi difensiva.
Tuttavia, le verifiche effettuate hanno confermato la correttezza delle operazioni arbitrali. L'arbitro Davide Massa ha dichiarato in sede di integrazione istruttoria che il numero 2 Rensch stava effettuando un contrasto regolare su Diao, mentre simultaneamente era Wesley, il numero 43, a commettere l'intervento irregolare. Il designato Var Michael Fabbri ha inoltre confermato di aver eseguito il controllo preliminare per verificare eventuali errori di identificazione, senza trovare elementi che giustificassero l'intervento secondo il protocollo ufficiale.
Con questa decisione, il giudice sportivo della Lega Serie A ha dichiarato di non poter accogliere la segnalazione della Roma, mantenendo così definitiva l'espulsione di Wesley e chiudendo la strada ai giallorossi per ottenere una revisione della sentenza arbitrale. Per i Friedkin rimane solo l'amarezza di una partita e di un procedimento entrambi sfavorevoli.