Valter Lavitola esce allo scoperto e si difende dalle accuse che lo vedono come mandante dell'attentato ai danni di Sigfrido Ranucci, il noto conduttore della trasmissione Report. L'imprenditore, che ha anche ricoperto il ruolo di direttore dell'Avanti, affida le sue dichiarazioni ai principali organi di stampa nazionale, interrompendo un lungo silenzio sulla vicenda che ha scosso il mondo dell'informazione italiana.

Nelle sue dichiarazioni, Lavitola ricorre a un'argomentazione logica per confutare le ipotesi che lo coinvolgono: commettere un attentato avrebbe rappresentato un gesto completamente irrazionale, soprattutto considerando il contesto della loro relazione. "Saremmo stati completamente folli a organizzare un'azione simile da soli" afferma, aggiungendo che avrebbe ancora meno senso commettere un gesto violento a ottobre per poi avanzare, mesi dopo a giugno, una proposta politica legata a sondaggi favorevoli per Ranucci come candidato del fronte progressista.

Quanto alla possibilità che lo stesso Ranucci nutra ancora dubbi sul suo coinvolgimento, Lavitola si mostra profondamente ferito: «Mi dispiacerebbe enormemente se davvero dubitasse di me, fino al punto che gli sputerei in faccia» dichiara al quotidiano Repubblica. Nel contempo, sottolinea di non poter fornire ulteriori dettagli in merito alle indagini in corso, precisando di aver già reso deposizione presso gli organi inquirenti.

Sulla genesi del sondaggio che avrebbe dovuto favorire un'eventuale candidatura di Ranucci, Lavitola fornisce una ricostruzione dettagliata. Spiega che tutto ebbe inizio durante le festività natalizie, mentre si trovava all'estero partecipando a un evento mondano con personaggi rilevanti provenienti dagli ambienti socialdemocratici internazionali. Uno di questi, una figura autorevole straniera, gli mostrò i risultati di un'indagine che mappava potenziali leader della sinistra europea, nel quale figurava anche Ranucci. Decise allora di invitare il conduttore a pranzo per discuterne, ma ricevette inizialmente una risposta negativa, con Ranucci che pensava quasi si trattasse di uno scherzo.

Lavitola racconta di aver insistito, sfidando in qualche modo il collega e riuscendo infine a farlo collaborare alla definizione di alcune questioni del sondaggio. I risultati furono sorprendenti: Ranucci ottenne un consenso straordinario, tanto da stupire lo stesso Lavitola. Riguardo al suo collaboratore Gomes Clesio Tavares, attualmente in Camerun, Lavitola si limita a dichiarare che questi gli ha comunicato l'intenzione di rientrare in Italia, aggiungendo che consegnerà alla procura tutta la documentazione necessaria per chiarire completamente i fatti.