Dopo settimane di escalation militare nello Stretto di Hormuz e tensioni crescenti, gli Stati Uniti e l'Iran tornano al tavolo dei negoziati. Nella giornata di sabato 11 luglio, le delegazioni di Washington e Teheran si sono riunite in Oman per proseguire le trattative medidate, secondo quanto riportato dalla Cbs News. Il team americano, composto dal vicepresidente JD Vance, dal segretario di Stato Marco Rubio, dall'ex consigliere Jared Kushner e dall'inviato speciale Steve Witkoff, sta operando sotto diretta istruzione del presidente Donald Trump. A rappresentare Teheran è arrivato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, segnale che entrambe le parti intendono riprendere un dialogo costruttivo nonostante le reciproche accuse.

Ma il clima resta tutt'altro che sereno. Il governo iraniano ha formalmente accusato gli Stati Uniti di aver violato il memorandum d'intesa sottoscritto nelle fasi precedenti, secondo quanto dichiarato dallo stesso Araghchi. Da parte americana, il Wall Street Journal riferisce che la Casa Bianca considera ormai improbabile il raggiungimento di un accordo definitivo sul programma nucleare iraniano. Sullo sfondo rimane anche l'avvertimento ricevuto da Israele riguardante presunti piani di Teheran per attentare alla vita del presidente Trump, un elemento che ha ulteriormente irrigidito le posizioni di entrambi gli schieramenti.

Nonostante il pessimismo ufficiale, esistono spiragli di speranza. Secondo fonti dell'intelligence americana, una significativa componente del regime degli ayatollah preferirebbe una soluzione negoziale alla prosecuzione del conflitto, il che potrebbe lasciare margini per progressi diplomatici. I negoziati in Oman sono sostenuti da intermediari esterni, data l'impossibilità di colloqui diretti tra le due delegazioni.

Su un fronte correlato ma distinto, l'Europa sta esaminando proposte che potrebbero consentire l'applicazione di pedaggi sul transito nello Stretto di Hormuz, con la premessa che non siano obbligatori e abbiano il sostegno dell'Organizzazione marittima internazionale dell'Onu. Il viceprimo ministro britannico David Lammy ha sottolineato che imposizioni forzate sarebbero inaccettabili, ma alcuni governi europei riconoscono che sistemi di pagamento per servizi specifici di navigazione sono già in uso in altre rotte cruciali come lo Stretto di Malacca e il Canale della Manica.

Intanto, il ministro italiano della Difesa Guido Crosetto, intervenendo al Corriere della Sera, ha denunciato la strategia iraniana come inaccettabile e irrazionale, sottolineando come il regime di Teheran frequentemente sottoscriva impegni internazionali per poi disattenderli, in particolare attraverso attacchi alle navi commerciali. Crosetto ha tuttavia riconosciuto che almeno una parte dell'establishment iraniano mostra disponibilità a evitare un'escalation ulteriore. La settimana che porta a sabato 11 luglio non ha registrato nuovi raid aerei americani, dato che potrebbe riflettere una pausa deliberata per consentire il dialogo diplomatico di svilupparsi.