Una canzone composta a Capri quando Edoardo Faiella era poco più che un bambino, ascoltata per decenni distrattamente, ha assunto nuovo significato dopo la morte di Peppino Di Capri. Il figlio maggiore del celebre cantautore partenopeo ha condiviso con l'ANSA un racconto intimo che trasforma "Il sognatore" in monumento musicale alla memoria paterna.
Era il 1987 quando Peppino Di Capri scelse questo brano per portarlo al Festival di Sanremo, uno dei suoi tanti tentativi di conquista della kermesse ligure. La composizione aveva radici ancora più profonde: il suo processo creativo aveva inizio anni prima, quando il giovane Edoardo aveva solo cinque o sei anni. Quella volta, in modo inusuale rispetto alle abitudini professionali del padre, fu allestito uno studio casalingo sull'isola campana, trasformando la casa in una cassa di risonanza per la melodia malincolica che riecheggiava ininterrottamente.
Per il piccolo Edoardo, quella ripetizione ossessiva rappresentava una tortura quotidiana. Così, durante i lunghi decenni successivi, sviluppò una sorta di difesa psicologica: ascoltava passivamente la canzone, senza davvero recepirla quando il padre la cantava. La situazione mutò radicalmente quando pose a Peppino una domanda apparentemente semplice: quale tra le oltre cinquecento composizioni realizzate in una carriera quasi settantennale rappresentava la sua preferenza artistica. La risposta fu inequivocabile: "Il sognatore".
Quella dichiarazione catalizzò un processo di riscoperta emotiva. Oggi, i versi sulla solitudine e il desiderio di evasione rappresentano per Edoardo lo specchio della personalità del padre, il suo ricordo più fedele. La melodia malinconica non è più solo un ricordo d'infanzia irritante, bensì una finestra aperta sull'essenza spirituale di Peppino Di Capri.
Con una carezza finale, il figlio ha affidato all'ANSA il suo augurio: che il padre possa finalmente realizzare il sogno cantato mille volte, libero da vincoli terreni, e che la sua musica continui a vibrare eternamente nelle coscienze. Un'eredità costruita attraverso quindici partecipazioni a Sanremo, un record ancora imbattuto nel festival italiano, ma soprattutto attraverso il legame indissolubile tra un padre artista e un figlio che ha imparato, troppo tardi, ad ascoltare davvero.