Paolo Zampolli, inviato speciale degli Stati Uniti per le partnership globali, ha rilasciato una dichiarazione durissima contro la trasmissione d'inchiesta Report, affermando che gli attacchi ricevuti non rispondono a ragioni giornalistiche ma seguono una logica puramente politica. Secondo Zampolli, il programma avrebbe deliberatamente preso di mira il suo nome per colpire indirettamente il presidente americano Donald Trump, utilizzando anche accuse rivolte alla first lady Melania come strumento di delegittimazione.

Nella sua dichiarazione, Zampolli sostiene che questa strategia mediatiche avrebbe avuto ricadute anche sul governo italiano guidato da Giorgia Meloni, intaccando i rapporti diplomatici tra Roma e Washington. L'esponente dell'amministrazione americana evidenzia inoltre un aspetto che giudica particolarmente allarmante: l'esecuzione di sondaggi d'opinione finalizzati a misurare l'impatto di un potenziale ingresso in politica di Massimo Ranucci, conduttore di Report.

Dato il peggioramento della situazione, Zampolli ha comunicato al suo legale Maurizio Miculan di abbandonare il percorso di mediazione previsto per l'udienza di martedì. Ha invece incaricato l'avvocato di intimare alla Rai la rimozione totale di tutti i contenuti video e i post pubblicati che lo riguardano. A questi provvedimenti immediati seguirà una richiesta formale di risarcimento danni quantificata in cinque milioni di euro verso l'azienda pubblica radiotelevisiva.

Zampolli non si ferma però ai confini nazionali: ha annunciato l'intenzione di presentare un'analoga azione legale negli Stati Uniti per i danni reputazionali subiti nel mercato americano, dove ritiene di aver subito conseguenze ancora più gravi. Le sue dichiarazioni rappresentano un'escalation del conflitto che desta particolare attenzione data la posizione istituzionale di Zampolli e le implicazioni diplomatiche che ne conseguono.