Wael Al-Dahdouh porta ancora i segni fisici della guerra su Gaza. Un tutore rigido all'avambraccio destro testimonia i colpi subiti nel 2023 e nel 2024. Ma le ferite più profonde sono invisibili: il capo della redazione gazawi di Al Jazeera ha perso la moglie, due figli e due nipoti in un bombardamento trasmesso in diretta televisivo tre anni fa. Mesi dopo, un altro raid gli ha portato via anche il figlio maggiore, Hamza, giovane reporter di cui conserva il ricordo di una persona "seria, competente, perbene". Eppure continua a raccontare, nonostante tutto.

Durante la 25ª edizione de "Il libro possibile", il festival letterario ospitato a Polignano a Mare e promosso da Pirelli, Al-Dahdouh ha condiviso la sua storia con una platea gremita. Ha parlato non solo della propria tragedia, ma di quella quotidiana che colpisce l'intera popolazione della Striscia e i colleghi che rischiano la vita per informare il mondo. I numeri sono terrificanti: quasi 263 giornalisti eliminati in meno di tre anni durante gli attacchi israeliani. Una cifra che supera le vittime fra i cronisti della Seconda guerra mondiale e della guerra del Vietnam messi insieme.

La solidarietà dei popoli c'è, ha riconosciuto il reporter palestinese, ma la politica internazionale ha profondamente deluso le aspettative. "Ci aspettavamo molto di più dalle istituzioni mondiali", ha dichiarato dopo il suo intervento, rispondendo alle domande della corrispondente di guerra Francesca Borri. Secondo Al-Dahdouh, la comunità internazionale avrebbe dovuto assumersi il compito di riconoscere ufficialmente i crimini di guerra commessi a Gaza e applicare pressioni su chi li sta perpetrando. Una azione coordinata a livello globale, sostiene, avrebbe potuto contenere questa violenza. "I governi non si sono dimostrati all'altezza della propria responsabilità e della propria etica", ha sottolineato.

Per quanto riguarda i cronisti, indossare il giubbetto con la scritta "press" non offre alcuna protezione. Anzi, li trasforma in bersagli consapevoli. Non esiste zona sicura per un reporter a Gaza, né per i civili. La realtà della Striscia, ha insistito Al-Dahdouh, è incomparabile a qualsiasi altro conflitto al mondo. Si tratta di "un'apocalisse vera e propria che continua senza sosta". Quando gli è stato chiesto di commentare le affermazioni dell'esercito israeliano, che avrebbe definito i giornalisti uccisi come terroristi, il reporter ha preferito una pausa prima di rispondere, lasciando che il silenzio parlasse della difficoltà di una simile posizione. Al termine dell'incontro, il pubblico ha tributato una lunga ovazione sia a Al-Dahdouh che a suo figlio Yehia, 14 anni, rimasto gravemente ferito nello stesso attacco del 2023.