Il catalogo della Biennale di Venezia rappresenta molto più di un semplice ricordo da acquistare ai bookshop. È una finestra sulla storia espositiva e sulla concezione della manifestazione nel corso dei decenni. Ogni due anni, quando viene inaugurata una nuova edizione, i corridoi d'ingresso del Padiglione Centrale e dell'Arsenale si trasformano in veri e propri muri di carta, con volumi impilati che gradualmente si esauriscono durante i mesi di apertura. Eppure, nonostante l'importanza di questi cataloghi, i media specializzati dedicano loro un'attenzione sorprendentemente minore rispetto alla mostra stessa.

La trasformazione più significativa nella storia di queste pubblicazioni risale al 1997, anno in cui la Biennale decise di creare una frattura netta tra due prodotti distinti. Da un lato introdusse una guida pratica per i visitatori, leggera economica e funzionale alla visita; dall'altro, il catalogo vero e proprio assunse caratteristiche radicalmente diverse. Questa scelta sancì una separazione consapevole: il catalogo smise di essere uno strumento utile per il pubblico generico e si trasformò in un dispositivo teorico destinato ai professionisti dell'arte e a chi poteva permettersi un investimento editoriale significativo.

L'attuale edizione della 61ª Esposizione Internazionale d'Arte, intitolata "In Minor Keys" e curata da Koyo Kouoh, presenta un catalogo articolato in due volumi. Il primo, più sostanzioso, contiene approfondimenti tematici e la presentazione di tutti gli artisti selezionati. Il secondo volume, più snello, è dedicato alle rappresentanze nazionali con relative descrizioni. Un particolare emblematico caratterizza questa edizione: il primo volume si apre con l'elenco della giuria internazionale designata a conferire i Leoni d'oro, anche se successivamente questi membri furono allontanati a causa dei controversi scandali che coinvolsero i padiglioni russo e israeliano.

All'interno dei testi critici campeggia ancora la firma di Kouoh con la sua stessa "invocazione" a sintonizzarsi con le tonalità minore che aveva diffuso dopo la sua nomina ufficiale, ancor prima della sua inaspettata scomparsa nel maggio del 2025. Ripercorrere la storia di questi cataloghi dal 1895 a oggi significa inevitabilmente ricostruire la storia della Biennale stessa: da manifestazione dedicata al grande pubblico a evento sempre più orientato verso un'élite culturale consapevole e capace di decifrare i linguaggi più complessi dell'arte contemporanea.