Due progetti espositivi simultanei prendono forma negli spazi della galleria Di Marino di Napoli, ciascuno in una sede diversa ma complementare. Da un lato la Galleria, dedicata alla ricerca più strutturata e consolidata; dall'altro la Casa, concepita come laboratorio più fluido dove sperimentazione e intuizione trovano spazio. Questa dualità rispecchia perfettamente la natura duplice del progetto partenopeo e le due artiste, Isadora Neves Marques e Guendalina Cerruti, sfruttano questa peculiarità per affrontare tematiche profonde legate al desiderio e alla solitudine nell'esperienza umana.
Nella Casa di Di Marino trova sviluppo "Love in the Paleolithic" di Isadora Neves Marques, artista portoghese nata a Lisbona nel 1984. Il nucleo della mostra ruota attorno a una delle raffigurazioni sessuali più antiche della storia dell'arte: un'incisione rupestre rinvenuta nella valle del Côa nel nord del Portogallo che ritrae un uomo mentre penetra un toro. Un'immagine remota e vertiginosa che l'artista reinterpreta attraverso una serie di tele delicate e potenti, realizzate dopo un significativo periodo di allontanamento dalla pratica pittorica. Questa operazione di trasposizione contemporanea di un archetipo paleolitico diventa un ponte tra passato remoto e presente, tra pulsioni primitive e sensibilità moderna.
L'esposizione rappresenta un momento di ritorno alla pittura per Marques, dopo una pausa che ha segnato profondamente la sua ricerca artistica. Le opere presentate dimostrano un'intensità emotiva particolare, come se l'assenza dalla tela avesse accumulato energie che ora trovano sfogo visivo. La scelta di partire da una raffigurazione così antica riflette l'intento di scavare nelle stratificazioni del desiderio umano, cercando di individuare continuità e trasformazioni nel modo in cui l'eros viene rappresentato e metabolizzato.
Parallela alla ricerca di Marques procede quella di Guendalina Cerruti negli spazi della Galleria, dove i paesaggi interiori trovano forma attraverso il suo linguaggio artistico personale. Entrambe le artiste si muovono verso lo stesso obiettivo: tradurre in forme visive quella complessità emotiva che il linguaggio verbale fatica a catturare. Il dialogo tra le due mostre prosegue fino al 30 luglio, invitando il pubblico a riflettere su aspetti spesso rimossi o sottaciuti dell'esperienza affettiva e psicologica contemporanea.
L'iniziativa conferma la vocazione della galleria Di Marino quale spazio dove l'arte contemporanea si misura con questioni esistenziali profonde, offrendo al visitatore non semplici decorazioni visive ma veri e propri percorsi introspettivi. La duplicità degli spazi e dei progetti diventa metafora di una ricerca che non si conclude in risposte definitive, bensì si sviluppa in domande che rinviano a strati sempre più nascosti della coscienza e del desiderio.