Una doppia tegola si abbatte su Futuro Nazionale nell'11 luglio 2026. Mentre Roberto Vannacci si prepara a tenere un comizio a Genova, emergono notizie di una fuoriuscita massiccia dalla formazione politica: seicento tesserati calabresi, provenienti dai Comitati 144 e 1067 di Lamezia Terme, hanno deciso di abbandonare il partito. Secondo quanto comunicato dagli iscritti dimissionari, la decisione nasce da profonda delusione riguardo alle recenti nomine dirigenziali, considerate imposte dall'alto a prescindere dalle volontà espresse democraticamente dalle basi locali.

I militanti in uscita lamentano il tradimento di quegli stessi principi meritocratici che lo stesso Vannacci aveva enfatizzato durante il recente congresso nazionale a Roma. Nella loro dichiarazione sottolineano come la compagine dirigente abbia ignorato le scelte della base popolare, con una critica particolarmente severa riservata alla situazione calabrese, dove il lavoro politico è descritto come intrinsecamente difficile. Gli iscritti accusano esplicitamente la leadership di perseguire esclusivamente gli interessi di un ristretto gruppo di vertici, garantendo loro posizioni privilegiate nelle candidature parlamentari e mantenimento di stipendi elevati, nonostante risultati concreti assenti sul territorio.

Il timing della crisi interna coincide con la nomina ufficiale di Domenico Furgiuele, deputato, a coordinatore regionale calabrese di Futuro Nazionale. Un evento che probabilmente ha accelerato le già presenti tensioni organizzative.

Nello stesso giorno, il comizio genovese di Vannacci nel quartiere Albaro ha subìto ritardi significativi. Alcune centinaia di manifestanti di area antifascista hanno presidiato la zona per impedire l'evento, costringendo l'organizzazione a posticipare di un'ora l'avvio dei lavori. In risposta, Vannacci ha respinto le critiche sostenendo che la blindatura della piazza fosse dovuta a minacce di violenza provenienti da soggetti della sinistra radicale, non certo da iniziativa sua. Ha inoltre utilizzato la piattaforma per attaccare il contesto nazionale, manifestando vergogna per l'esigenza di "svuotare le caserme di mezza Regione" al fine di garantire lo svolgimento di una manifestazione politica. Il generale ha infine ribadito la sua concezione della libertà di espressione, affermando che le controreplica ai discorsi deve avvenire mediante il confronto democratico piuttosto che mediante azioni di disturbo e disordine pubblico.