Roberto Saviano torna a denunciare gli ostacoli crescenti che caratterizzano l'esercizio del giornalismo investigativo in Italia. Intervenendo al festival Il Libro Possibile di Polignano a Mare, sostenuto da Pirelli, lo scrittore ha sottolineato come il contesto attuale renda sempre più complesso portare avanti inchieste di approfondimento sul potere, proprio come quella che portò alla nascita di Gomorra due decenni fa.
Secondo Saviano, il panorama italiano si è fatto ostile nei confronti di chi decide di indagare e denunciare. Ha indicato specificamente tre meccanismi che comprimono la libertà di ricerca: l'uso strategico delle azioni legali, le campagne di discredito personalizzato e le dinamiche di censura informale. Un quadro che, a suo avviso, mina la stessa qualità della democrazia: "La democrazia si misura sulla qualità della vita di chi critica il potere", ha dichiarato.
Nel corso dell'incontro con il pubblico celebrativo dei vent'anni dalla prima edizione di Gomorra, Saviano ha tracciato un bilancio del periodo trascorso. Ha riconosciuto che il paese ha subìto trasformazioni significative, alcune delle quali in direzione negativa. Tuttavia, ha messo in luce un vuoto preoccupante nel dibattito contemporaneo: il cosiddetto capitalismo criminale, che rappresenta un'economia parallela di dimensioni colossali, è praticamente scomparso dalle agende politiche nazionali, nonostante rimanga una realtà massiccia.
"Si tratta dell'economia più grande del Paese, eppure nessuno ne parla nei dibattiti pubblici", ha evidenziato lo scrittore, manifestando una certa frustrazione per questa cecità collettiva. Il silenzio delle istituzioni, tuttavia, non ha smosso completamente l'opinione pubblica. Saviano ha trovato un elemento di speranza nella persistenza dell'attenzione della società civile verso questi temi, ritenendo che il libro rimanga "uno degli strumenti più potenti di denuncia" disponibili, capace di mantenere viva l'inchiesta dove la politica gira lo sguardo altrove.