La trasmissione di inchiesta Report continua a generare polemiche giudiziarie. Dopo settimane di tensioni, il partito di Giorgia Meloni ha deciso di ricorrere alle autorità competenti con un esposto formale alla Procura, nel quale contestualizza il comportamento del giornalista Sigfrido Ranucci in relazione a presunte dinamiche poco trasparenti emerse negli ultimi giorni. Secondo indiscrezioni riportate dal quotidiano il Messaggero, il documento è stato preparato dai vertici di FdI in collaborazione con i loro legali e individua due questioni specifiche da sottoporre all'attenzione dei magistrati.

Il primo aspetto riguarda una dichiarazione di Paolo Corsini, direttore della sezione Approfondimenti della Rai, il quale ha affermato di sapere che chiunque avesse contestazioni con il programma televisivo tendeva a contattare Valter Lavitola. Quest'ultimo, già noto alle cronache per il presunto coinvolgimento nell'attentato dinamitardo ai danni del giornalista, rappresenterebbe dunque un possibile punto di riferimento per influenzare le scelte editoriali di Report. Fratelli d'Italia chiede ai magistrati di verificare la concretezza di tali rapporti e il potere effettivo di Lavitola di incidere sulle inchieste della trasmissione di Rai 3.

Il secondo filone investigativo proposto riguarda gli interessi economici di Lavitola nel settore energetico, in particolare nel comparto delle energie rinnovabili e dell'eolico nella provincia di Viterbo e nei comuni limitrofi dell'Alto Lazio. Secondo la narrazione che il partito della premier intende sottoporre agli inquirenti, diversi progetti promossi dall'imprenditore avrebbero incontrato ostacoli amministrativi e non avrebbero ricevuto le autorizzazioni necessarie. I dinieghi arrecati a questi piani avrebbero potenzialmente suscitato risentimento in Lavitola, il quale avrebbe poi incentivato una copertura mediatica aggressiva e selectiva ai danni della compagine politica meloniana nel Lazio da parte di Report. Gli inchieste contestate sono state trasmesse a partire da dicembre 2020. Spetterà ora ai magistrati decidere se gli elementi prospettati nell'esposto giustifichino ulteriori approfondimenti.

L'iniziativa intrapresa da Fratelli d'Italia non rappresenta peraltro il primo intervento sul fronte giudiziario nei confronti di Ranucci. In precedenza, il deputato Gimmi Cangiano aveva già conferito mandato ai propri consulenti legali per depositare una querela contro il conduttore per i reati di calunnia e diffamazione. Tale decisione è stata motivata dalla pubblicazione di notizie relative a una comunicazione telefonica intercorsa tra Ranucci e un esponente parlamentare pentastellato. Secondo la ricostruzione fornita da Cangiano, questi elementi aggiungerebberò «grave offesa» a una vicenda che ha prodotto in lui considerevoli danni sia personali che politici. Il parlamentare ha inoltre sottolineato che dalle trascrizioni della conversazione emergerebbe come Ranucci continuasse a sostenere, persino al di fuori dei contesti televisivi, il coinvolgimento dello stesso Cangiano nella collocazione dell'ordigno esplosivo presso l'abitazione del cronista.