Giorgia Meloni è diventata bersaglio di una campagna intimidatoria da parte di media iraniani legati al regime di Teheran. Il quotidiano Hamshahri ha inserito il premier italiano in una lista nera insieme ad altre figure occidentali, affiancando il suo nome a minacce esplicite di vendetta per la morte dell'ayatollah Khamenei. L'episodio ha assunto contorni ancora più allarmanti con la diffusione di un'immagine manipolata che ritrae Meloni in abiti da detenuta, un chiaro tentativo propagandistico volto a umiliare e intimidire.
L'attacco non è passato inosservato. Le istituzioni italiane hanno immediatamente reagito con dichiarazioni di solidarietà alla premier. Ignazio La Russa, presidente del Senato, ha sottolineato come questo episodio vada ben oltre l'attacco personale, rappresentando un affronto ai fondamenti democratici su cui poggia la Repubblica. Ha condannato senza riserve ogni forma di minaccia e di incitamento alla violenza, ribadendo l'importanza di mantenere l'unità nazionale nel difendere i principi di libertà e rispetto istituzionale.
Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei e il Pnrr, ha definito la diffusione dell'immagine contraffatta come una strategia meschina di propaganda dell'odio. Ha voluto chiarire un concetto fondamentale: aggredire il capo del governo italiano, attraverso qualunque mezzo, equivale a colpire l'Italia stessa, le sue istituzioni e i valori che la caratterizzano. Il ministro ha lanciato un appello affinché tutte le forze politiche si uniscano nel respingere simili iniziative ostili.
Anche Lorenzo Fontana, presidente della Camera dei deputati, ha espresso totale vicinanza a Meloni, definendo quanto accaduto come grave e profondamente inquietante. Alessandro Giuli, ministro della Cultura, ha rafforzato il messaggio sottolineando come un attacco al premier rappresenti un oltraggio all'intera Repubblica e al suo popolo. Ha invitato chiaramente tutte le forze politiche, a prescindere dalle loro divergenze, a schierarsi unanimemente contro un episodio dai chiari connotati minacciosi e del tutto inaccettabile secondo i canoni della comunità internazionale.
L'episodio riflette le crescenti tensioni tra l'Italia e il regime iraniano e mette in luce come la campagna di intimidazione del quotidiano Hamshahri non sia un fenomeno isolato, ma rientri in una strategia più ampia di pressione su leader occidentali. La reazione compatta delle istituzioni italiane dimostra tuttavia come la democrazia italiana sappia difendersi e restare unita di fronte a minacce esterne, trasformando un tentativo di divisione in occasione di coesione nazionale.