Una delle pietre miliari della normativa ambientale americana è stata smantellata. Il governo federale, attraverso i dipartimenti degli Interni e del Commercio, ha annunciato una radicale revisione dell'Endangered Species Act, la legge che dal 1973 protegge gli animali più vulnerabili del territorio statunitense. La modifica cancella decenni di interpretazione restrittiva e consente trivellazioni petrolifere, estrazione mineraria e sviluppo immobiliare anche negli ecosistemi dove risiedono specie a rischio di scomparsa.
Per oltre mezzo secolo, Washington aveva mantenuto un divieto rigoroso: nessun progetto poteva alterare gli habitat critici per la sopravvivenza di animali minacciati, poiché modifiche anche minime potevano compromettere la loro capacità di nutrirsi e riprodursi. Questo principio protettivo era stato consolidato nel 1995 da una sentenza della Corte Suprema che aveva fornito un'interpretazione ampia del concetto di "danno" all'interno della normativa federale. Ora quella salvaguardia viene ufficialmente abrogata, aprendo le porte a settori economici che per decenni si erano visti impedire l'accesso a vaste porzioni di territorio.
Le compagnie petrolifere, gli operatori minerari, i costruttori e gli agricoltori accolgono con favore il cambio di rotta, vedendo rimosse barriere che bloccavano progetti potenzialmente redditizi. Dall'altra parte della barricata, l'establishment ambientalista si prepara alla controffensiva. Lo studio legale Earthjustice, specializzato in questioni ecologiche, ha già annunciato il ricorso ai tribunali federali. Tuttavia gli scenari non sono incoraggianti: una futura revisione della Corte Suprema, attualmente dominata da magistrati conservatori, potrebbe non invertire la rotta.
Justin Pidot, docente di diritto ambientale presso l'Università dell'Arizona, ha usato toni allarmati: «Stiamo assistendo al rischio concreto di annullare cinquant'anni di progressi nella tutela della fauna selvatica americana». Un'affermazione che evidenzia la portata storica della decisione. L'amministrazione Trump, dal canto suo, respinge le critiche, sostenendo che gli ambientalisti avevano usato la legge come arma strumentale per bloccare progetti legittimi su tutto il territorio nazionale.
Questo nuovo capitolo si inserisce in una strategia più ampia di deregolamentazione ambientale avviata dalla presidenza Trump sin dal primo anno di mandato, che ha già toccato normative sul clima e sulla protezione generale dell'ecosistema. Le conseguenze concrete riguarderanno decine di specie vulnerabili e i loro habitat: dalla fauna acquatica alle specie terrestri endemiche, fino ai volatili migratori.