Dieci autovelox fissi disattivati in una sola notte. È quanto accaduto a Milano alla mezzanotte di ieri, quando il Comune ha dovuto conformarsi al nuovo decreto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in materia di dispositivi per il controllo della velocità. La mossa, tuttavia, è stata condotta senza alcun avviso pubblico ai milanesi, né è stato reso disponibile un elenco dei dispositivi interessati dall'interruzione del servizio.

Il provvedimento ministeriale, pubblicato in gazzetta ufficiale circa un mese fa, introduce nuove regole nazionali riguardanti i requisiti di omologazione, taratura e verifica dei rilevatori di velocità. L'obiettivo dichiarato dal ministro Matteo Salvini è stato quello di garantire standard uniformi su tutto il territorio italiano, eliminando le criticità riscontrate nel tempo e assicurare la solidità giuridica degli accertamenti sanzionatori. Concretamente, il decreto prescrive che i dispositivi devono superare verifiche tecniche specifiche relative agli standard costruttivi, all'efficacia e alla precisione delle misurazioni.

Secondo quanto emerso da un censimento nazionale effettuato a novembre 2025, in Italia operano complessivamente 3.150 autovelox. Di questi, il 30 per cento – circa 910 dispositivi – non ha più titolo legittimo per funzionare dall'entrata in vigore della nuova normativa. Si tratta principalmente degli apparecchi installati prima di agosto 2017, che pur effettuando misurazioni corrette dal punto di vista tecnico, non figurano tra i modelli approvati dal nuovo sistema di omologazione. Finché non otterranno la certificazione richiesta, questi dispositivi rimangono disattivati per obbligo di legge.

Il ministro Salvini ha inquadrato l'operazione come un'azione di "pulizia" mirata a separare gli autovelox legittimi, orientati alla sicurezza stradale, da quelli definiti "furbetti", che applicavano sanzioni in modo indiscriminato e talvolta su tratti non adeguatamente segnalati. I comuni interessati, tra cui Milano, hanno l'autonomia di scegliere come procedere al rinnovo dei dispositivi obsoleti, ma al momento non è emerso un piano operativo specifico per le sostituzioni.

Ciò che ha sollevato perplessità è il silenzio dell'amministrazione milanese sulla questione: nessuna comunicazione ufficiale ai cittadini, nessun elenco pubblico dei varchi disattivati. Una scelta che rischia di generare confusione tra gli automobilisti, i quali potrebbero trovarsi a contravvenire i limiti di velocità in punti dove i controlli non sono più operativi, o viceversa temere sanzioni dove gli apparecchi sono stati ormai neutralizzati. Nel 2025 il Comune di Milano ha incassato circa 7 milioni di euro grazie alle contravvenzioni rilevate dai sistemi di controllo della velocità.