Una scelta che divide. La procura di Ancona ha deciso di non contestare il femminicidio nel caso della morte di Luigia Fortunato, la trenttatreenne uccisa nella sua abitazione di Loreto lo scorso luglio dall'ex partner Sami Khemaies, tunisino di trentanove anni. L'accusa mossa al presunto responsabile rimane quella di omicidio volontario aggravato dall'utilizzo di un'arma da taglio, nello specifico un coltello da cucina impiegato per infliggere i colpi mortali.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, non sarebbero stati riscontrati elementi sufficienti per configurare un quadro di violenza di genere sistematica, discriminazione o sopruso reiterato nei confronti della vittima. È stato il pubblico ministero Rosario Lionello, responsabile dell'inchiesta, a spiegare le motivazioni di questa scelta: «Attualmente non disponiamo degli elementi necessari. Nel caso emergessero nuove prove, provvederemo a modificare l'imputazione. Rimane fondamentale acquisire testimonianze da familiari, amici e persone che avevano relazioni significative con la donna». L'istruttoria dovrebbe concludersi nel giro di due settimane.

La distinzione tra le due fattispecie di reato è rilevante dal punto di vista sanzionatorio. L'omicidio volontario prevede una pena minima di ventuno anni di carcere, mentre il femminicidio comporta l'ergastolo. Quest'ultimo richiede che l'uccisione sia motivata dalla condizione di genere della vittima, quale conseguenza di un percorso caratterizzato da violenze, minacce, intimidazioni e comportamenti aggressivi ripetuti nel tempo. Khemaies aveva precedenti penali: era stato condannato per traffico di droga tra il 2017 e il 2019 e ha successivamente scontato una pena detentiva. Nel 2020 ha evaso dai domiciliari facendo perdere le proprie tracce dopo aver tagliato il braccialetto elettronico.

La decisione della procura ha generato immediatamente reazioni critiche tra le organizzazioni che si occupano di contrasto alla violenza sulle donne. La presidente di D.i.Re – Donne in Rete contro la Violenza ha manifestato il suo dissenso, sottolineando come la normativa sul femminicidio esista e debba essere applicata con maggior rigore. Secondo le associazioni, il percorso relazionale tra la donna e il suo ex partner merita un'analisi più approfondita per verificare se sussistessero dinamiche di controllo, dominazione o violenza antecedenti al gesto estremo.