Nella notte del 13 luglio 1966, Chicago divenne lo scenario di uno dei crimini più efferati della storia americana. Otto giovani allieve infermiere furono trovate morte nel loro dormitorio in un quartiere residenziale tranquillo: accoltellate e strangolate, vittime di un'aggressione sistematica e senza apparente movente. L'episodio passerà alla storia come il primo massacro di massa commesso negli Stati Uniti, un evento destinato a segnare profondamente la memoria collettiva nazionale e a ispirare innumerevoli ricostruzioni cinematografiche e letterarie nei decenni successivi.

Richard Speck, nato nel 1941 in Illinois, cresce in una famiglia numerosa segnata da una tragedia precoce: la morte del padre per infarto quando il futuro criminale aveva appena sei anni. Questa perdita, combinata con l'arrivo di un patrigno violento e degradante, trasforma gradualmente l'infanzia di Speck in un incubo. La famiglia si trasferisce in Texas, ma il danno psicologico è già profondo. Da adolescente, Speck sviluppa una dipendenza dall'alcol e inizia una spirale criminale: furti in negozi, truffe, rapine e aggressioni che lo riportano progressivamente in Illinois. A venti anni mette incinta una ragazza di quindici anni, che sposa controvoglia. Il matrimonio dura solo un anno. In questo periodo si fa tatuare sul corpo una frase che diventerà tristemente celebre nelle indagini: "Nato per scatenare l'inferno".

Al momento dell'arresto, gli inquirenti avevano già cominciato a cercare un uomo con questo particolare tatuaggio, elemento che si rivela cruciale nell'identificazione del responsabile. William J. Martin, ex vice procuratore della contea di Cook che dirige l'accusa contro Speck, descrive in seguito la portata dello shock subito dalla nazione: "Per la prima volta nella storia americana, giovani donne addormentate tranquillamente nei loro letti, in un quartiere sicuro e benestante, vengono assassinate brutalmente senza alcun motivo comprensibile. Nessun rancore precedente, nessuna disputa personale, nessuna storia d'amore finita male. Semplicemente niente. Questo crimine rappresenta davvero la fine dell'innocenza per il popolo americano".

Il contesto storico rende il massacro ancora più traumatico: siamo nel 1966, quando gli Stati Uniti stanno attraversando trasformazioni sociali radicali, il movimento per i diritti civili degli afroamericani divide la nazione, e gli attentati contro figure pubbliche alimentano un clima di crescente tensione. Eppure, la percezione diffusa è ancora quella di un Paese relativamente sicuro, dove le donne possono dormire serenamente nei loro dormitori universitari. La Manson Family non ha ancora commesso i suoi crimini, e quella che verrà ricordata come l'era dei serial killer su larga scala è ancora agli albori. La strage di Chicago frantuma questa illusione di protezione e innocenza, costringendo gli americani a confrontarsi con la realtà inquietante che il male può manifestarsi in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo apparentemente sicuro.